Bruciate la strega!
Non è questo quello che volete? Sentire il profumo di erica di una strega che brucia?
Il colpevole ha il volto di una vittima e il sapore di zolfo. Siamo giudici e carnefici, senza discernimento e senza umiltà.
Il piacere di condannare è inconfondibile.
È un delitto perfetto che ha inquinato il ricordo di un bambino, non pianto come avrebbe dovuto. Semplicemente perché tutti siamo sospettati. Trovare il colpevole è un espiare le nostre colpe (di qualunque natura siano) e il prendere le distanze da una follia che tragicamente potrebbe anche appartenerci. Torna a nostro vantaggio una sentenza, perché ci eleva alla categoria dei migliori.
Più aggiungiamo dettagli al caso, riducendolo alla stregua di una lista della spesa, e più ci estraniamo da esso. Non parliamo mai di Samuele, perché noi siamo diventati le vittime.
Sembra un'eresia credere che una madre possa uccidere il proprio figlio e speculare della tragedia con un libro.
La sua verità è quella di chi non riesce a dare più voce al dolore. E allora decide di scriverlo.
Diventare i protagonisti di una tragedia equivale a renderla spettacolare. Un delitto che si trasforma in un libro, che probabilmente prenderà forma in qualche fiction, la vita di una famiglia che è osservata non dall'occhio del Grande Fratello ma da quello severo del pregiudizio o della compassione, deruba a Samuele l'essenza della sua breve vita.
Samuele non è solo un angelo bianco, ma è un bambino che ha giocato, che ha pianto, che ha sorriso e che ha amato.
La sua morte, troppo raccontata, non deve prescindere dalla vita.
A Samuele cosa "serve" tutto questo?
Bruciatela!!! Le streghe sono tornate.
mercoledì 27 dicembre 2006
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