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CASANOVA, la pausa che non pesa!

di Roberta Camporesi

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“Diecimila pagine, la mia vita e miei amori. Più o meno una donna per ogni pagina. Oddio sono stanco. Ma c’è una storia che non ho scritto. Francesca. Una storia che in realtà non spetterebbe me raccontare quindi tenetela per voi”.

Penso che i programmi di Maria de Filippi siano una fucina di tombeur de femmes. Anzi, aggiungerei… imbarazzanti tombeur de femmes. Che Lasse Hallstrom abbia cambiato registro nel raccontare le prodezze del più irresistibile dei seduttori sarà un grosso affronto per tutti i suoi innumerevoli seguaci. Non diciamolo a Costantino e Daniele potrebbero prenderla male, è quasi meglio che loro restino soltanto Troppo Belli. “Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”…

Anche se Giacomo Casanova, nella pellicola di Hallstrom, ha sicuramente avuto più fortuna del suo collega in libertinaggio, il Conte di Rochester, non sfugge al cambiamento nell’essere diventato un uomo migliore. Se fossi cinica penserei che tanto succede solo nei film. Ma io sono molto cinica e la redenzione e il lieto fine sicuramente non ci appartengono. Almeno non ancora. Nonostante questo non si può restare indifferenti dalla stucchevole interpretazione di un Casanova che arde d’amore. L’atmosfera è divertente e ludica. La commedia che voleva essere rappresentata è perfettamente ben riuscita, un clima carnevalesco che si racconta non con licenziosità ma con grande passione e romantica ironia. Finalmente Casanova prende una pausa. Questa festa settecentesca si discosta molto dai toni cupi e drammatici del Casanova felliniano. Hallstrom non ne racconta le ossessioni e la decadenza. L’ilarità con cui viene costruito questo nuovo Casanova ci tuffa in una commedia di Goldoni.
Heath Ledger dopo Brokeback Mountain ha pienamente riscattato la sua eterosessualità con un personaggio che di donne e di passioni ne ha consumate tante.

Ancora non mi dò pace, questo Casanova stropicciato mi ha lasciato col cuore in gola. Il sesso non è stato il veicolo del racconto e la seduzione è diventata un’arte e non solo una sfida. Il perbenismo e il moralismo sono di una leggerezza tale che la Santa Inquisizione ci fa davvero una brutta figura. A ragione, o a torto, di chi fa delle proprie scelte una ragione di vita. Nessuno può inventarsi i diritti sull’amore. E per una volta, evviva la leggerezza!

domenica 2 aprile 2006

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