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Life is now!

di Roberta Camporesi

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Il mio miglior nemico.
Ci sono persone che ci mettono un sacco di tempo a capire che la vera sofferenza della vita è il rendersi conto che per essere felici bisogna essere in due. Il "sii solo e sarai tutto tuo" è solo una piccola autoconvinzione dietro a cui ci nascondiamo quando per un motivo o per un altro siamo costretti a condividerci solo con noi stessi!
Il mio miglior nemico ribadisce la necessità che abbiamo di sentirci parte di un tutto. È un po' un riso amaro il nostro, la commedia all'italiana che Verdone cerca di evocare ci offre uno spaccato di vita in cui emerge una grande solitudine.

D'accordo, la sceneggiatura a volte un po' reticente e un po' approssimativa. D'accordo, le gag che a volte rappresentano una caduta di stile. D'accordo, la zeppola di Muccino. Ma il punto cruciale del film è lo scontro generazionale. Genitori-figli. E i genitori non rappresentano certo un modello di qualità morale! Insomma anche loro sembrano figli del loro tempo. Che dire, Verdone ci aveva già abituati. Basti pensare a L'amore è eterno finché dura. La povera figlia di Verdone e della Morante nel film è quella che alla fine ha subito più di tutti la crisi dei genitori. Forse è passato in secondo piano ma non è certo passato inosservato. Non sempre per i figli è facile accettare il distacco dai genitori e rispettarne le scelte.

Si affacciano così, al di là del lato comico, i difetti di quella incomunicabilità che sovrastano la società oggi. E di cui di continuo si discute.
Verdone illustra e narra. In modo cinico e quasi spietato quella che è la realtà. Una madre scapestra e nevrotica, imbottita di psicofarmaci, che sembra quasi uscita da Woodstock e che è la causa di tutte le catastrofi. E poi un padre che alla vigilia delle proprie nozze d'argento tradisce la moglie con la cognata e non si accorge di una figlia sola. Di una figlia che scrive nei suoi appunti e nelle sue poesie di un padre assente. Incompresa e sbandata. E poi l'iter, il classico viaggio che è motivo di crescita per i due protagonisti. Un finale un po' scontato; non sempre nella vita il destino è così provvidenziale!! Tutto contornato con una morale finale: "Bisogna perdere tutto per capire quello che è davvero importante". Anche se molti si sarebbero aspettati che la battuta finale di Muccino fosse "Tutto intorno a te!". L'insegnamento è lo stesso, e il lieto fine era d'obbligo no?

E così vissero felici e contenti...

lunedì 27 marzo 2006

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