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Memento Mori

di Roberta Camporesi

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The Libertine.
Consentitemi di essere esplicita fin dall'inizio, il libertino è un prodotto dei nostri giorni. Non credo ci piacerà, i Signori proveranno ardenti passioni e le Signore si lanceranno in continue crociate per acclamare la loro libertà sessuale. Un avvertimento: sono pronti a tutto, in qualsiasi momento, che sia un merito o un demerito è difficile da dire...Tuttavia è certo che siano dei libertini. Questa è la verità, nessuna rima e nessun decoro. Sono i libertini di oggi, e come John Wilmot non hanno nessuna intenzione di piacerci.

È difficile stabilire se John Wilmot, il secondo conte di Rochester, riesca ad esserci simpatico. Eccessivo e dissoluto. Lascivo e spregiudicato. Ma alla fine anche "Pio Libertino". L'amore lo ha riscattato, lo ha elevato da quell' atmosfera cupa e licenziosa dovuta ad una reazione eccessiva al puritanesimo. E così il convertito sul punto di morte ora ci piacerà di più? Sembra una specie di vendita delle indulgenze solo che qui la salvezza dell'anima non viene venduta attraverso il denaro ma attraverso la riscoperta del valore dei sentimenti. E il protagonista non si fa mancare proprio nulla con l'ultimo bel gesto di fare ottenere i voti per la successione a Carlo II. Ma sarà comunque costretto ad essere se stesso per il resto della sua vita. La sua tendenza autodistruttiva, dedita all'alcool, al sesso e ai vizi più immorali lo abbruttirà talmente tanto da costringerlo a letto tormentato dalla sifilide. Qui comincia la sua decadenza, la malattia dei dissoluti lo divorerà sia nel corpo che nell'anima. Quell'anima che si è quietata solo quando ha cominciato ad amare.

L'apologia del vizio e della spregiudicatezza che caratterizzava quell'epoca barocca, ben narrata non nei suoi pizzi o nelle sue stravaganze, ma nel suo sudiciume e nei suoi torbidi intrighi, viene così demolita dal più puro dei sentimenti. Il binomio di genio e sregolatezza viene demolito. Anche i "maledetti" rallentano e cambiano la propria corsa. E che sia proprio Johnny Depp, irresistibile seduttore, ad essere sedotto e abbandonato è una piccola consolazione anche per lo spettatore meno audace!

Il quadro d'insieme che ci viene proposto è una società gretta e disillusa che veicola il sesso come mezzo per contestare la repressione dei costumi della precedente dittatura puritana. Solo la moglie di Wilmot dimostra un attaccamento fedele al suo ruolo. Pronta ad accudirlo nel letto di morte nonostante il protagonista si sia fatto beffa di lei. Ingenua sicuramente, ma che si farebbe rapire mille e mille volte ancora da quel marito prepotente e lascivo che ha preferito a lei una scimmietta. E poi c'è la prostituta, fedele. Ma fedele al proprio tornaconto monetario: "mi sono mancati i vostri soldi". E poi c'è lei, Lizze. L'attrice compiacente che incarna l'amore per il teatro. Cinica e spietata, volta esclusivamente a compiere il suo desiderio. Caratterizzata da una bieca vanità finisce per soffocare la passione per l'arte con la sola ambizione di essere applaudita dal maggior pubblico possibile. Approfittando dell'amore.

John Wilmot, il secondo conte di Rochester, così ci lascia.

Non aveva mezze misure, vero? Ora si allontana dal mondo a fatica, sgocciolando la sua saliva sulla Bibbia. Ebbene, vi piace adesso?... vi piace adesso?... vi piace adesso?

venerdì 17 marzo 2006

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