Red CarpetAlfred Hrdlicka: lo stalinista ateo che dipinge Gesù nudo
di Elena Serrano
stampa l'articolo - invia ad un amico
Un paese, il nostro, in cui il Vaticano detta le agende dei politici. Un paese, il nostro, dove l'opinione dei parroci di quartiere ha più valore di quella di un intellettuale. In Italia non ci saremmo mai stupiti di quello che è accaduto in Austria in questi giorni. E invece gli organizzatori della retrospettiva sull'artista Alfred Hrdlicka non si aspettavano tutto questo polverone e si sono espressi con un cauto "non immaginavamo, non volevamo offendere nessuno". Certo, "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini", rivisitazione del capolavoro di Leonardo da Vinci ad opera di uno stalinista ateo, prometteva molto più di qualche polemica. Ed è certo che non servono doti da sensitivo per immaginare che l'esposizione di una "Ultima cena" con gli apostoli distesi sul tavolo che si masturbano a vicenda avrebbe provocato lo sconcerto, e le critiche, di tante persone. Soprattutto perché veniva esposta proprio all'interno del Museo della cattedrale di Vienna. Roba che in Italia sarebbe caduto il governo. Alla fine il quadro, per intervento dell'Arcivescovo, è stato tolto. Ma sono rimaste altre opere di Alfred Hrdlicka, raffiguranti ad esempio un Cristo flagellato con il carnefice che afferra i suoi genitali e un Crocifisso senza volto. Ma Bernhard Boehler, il direttore del museo, non si è sentito in dovere di scusarsi e ha difeso la sua decisione di esporre l'opera in un museo collegato con la Chiesa cattolica. "Crediamo che Hrdlicka abbia le credenziali per rappresentare le persone in questo modo così carnale, così drastico", ha detto. L'arte ha ancora la funzione di far parlare e discutere per Alfred Hrdlicka, nato proprio a Vienna nel 1928, odontoiatra mancato, insegnante di pittura e scultura in varie accademie e protagonista di mostre in diversi paesi del mondo. L'episodio di Vienna ricorda vagamente la censura meneghina alla mostra "Arte e omosessualità", esposizione gay prima patrocinata ma poi censurata dal comune divenuta caso politico. Siamo ben lontani dalla cattolicissima Spagna: in un'antica chiesa di Ibiza è stata allestita "Vamos a Ibiza", mostra che espone, tra le altre, opere realizzate con collage di immagini pornografiche omosessuali che ritraggono papa Giovanni Paolo II e Cristo. Tutto con regolare autorizzazione del consiglio comunale e conseguente finanziamento. Il vescovo della diocesi, Vicente Juan Segura, ha dichiarato che andrà prima a vedere di persona la mostra e solo dopo esprimerà un giudizio, per ora quindi la mostra è aperta e visitabile. Il vescovo Segura, piuttosto che lanciarsi in anatemi ha preferito aspettare e giudicare i fatti. Roba che in Italia sarebbe caduto il governo... mercoledì 9 aprile 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
|