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Amy Winehouse: un talento che brucia

di Elena Serrano

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Amy Winehouse: un talento che brucia

"E' brava ma non si applica". Molto probabilmente è questo che si poteva leggere nella pagella di Amy Winehouse quando era ancora ragazzina. E crescendo la situazione non è cambiata di molto: Amy Winehouse è un vero talento, il suo è un rock-soul ruvido, infuso di jazz che può mandare in visibilio chiunque lo ascolti, il testo di una sua canzone è diventato perfino oggetto di esame alla prestigiosa università di Cambridge. E' la migliore interprete femminile ai Brit Awards 2007, la vincitrice di cinque Grammy Award e la sua voce viene spesso paragonata a quelle di Sarah Vaughan e Macy Gray. Ma Amy Winehouse è anche una che spesso sale sul palco in stato confusionale, una che si taglia le braccia con dei pezzi di vetro per attirare attenzione, una che entra ed esce continuamente da cliniche di riabilitazione. E' magra, magrissima, e soffre di psicosi maniaco-depressive. Un'ubriacona, una drogata. Amy Winehouse è stata vista correre nuda in un prato, passeggiare con un enorme pannolone, picchiare gente in un pub. Così, non volendo, o per volere di qualcuno, Amy Winehouse è divenuta icona in negativo di ciò che può combinare la droga. E tutto è normale nel mondo di Winehouse, ogni nuova notizia, ogni scoop (ultimo in ordine di tempo: è stata ritrovata svenuta in casa) è usato per costruire il mito del "personaggio maledetto", dell'artista tutto eccessi che si brucia velocemente.

Questa giovanissima donna appare troppo fragile, stritolata dagli stessi meccanismi che l'hanno portata al successo. Una persona, come molte, incapace di volersi bene e che ingenuamente confessa di non capire il perché di tanto accanimento da parte della stampa. "Quella che i tabloid hanno ingaggiato con me è una guerra persa. Non voglio spendere una lira per denunciarli, sono io stessa che li metto sulle tracce della mia vita privata. In che modo? Con le canzoni, perché io scrivo solo dei miei sentimenti. Vi piace 'Rehab'? Bene, parla del mio tentativo di superare la tossicodipendenza". Nei suoi testi Amy Winehouse ha raccontato tutto di sé: le sbronze, la bulimia, la depressione maniacale. "E' l'unico motivo per cui il culto del rock sopravvive", ha detto di lei George Michael. L'unica cosa che bisognerebbe augurarle è forse, più semplicemente, di sopravvivere a tutto quello che ha attorno.

venerdì 20 giugno 2008

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