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Carlo Verdone: un sacco... di personaggi

di Elena Serrano

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Carlo Verdone: un sacco... di personaggi

E' tornato a dirigere il suo ultimo film, Grande grosso e... Verdone, sulla spinta di 1300 persone che lo hanno "pregato" via web di poter rivedere i suoi personaggi ancora una volta. Enzo, Oscar, Ivano in questi anni potevano essere cresciuti, così come Furio o Mimmo... Il pubblico era in attesa quasi a seguire le vicende di un caro amico di cui si vogliono sapere le ultime novità un po' per curiosità, un po' per confrontarle con le proprie. Carlo Verdone non è (solo) un regista, è il creatore di tutte queste anime che ormai hanno caratteri e vite proprie. Cresciuto in una famiglia attenta all'arte ("Credo che mi abbia spinto a recitare l'aria che ho respirato dentro casa: mia madre mi portava a teatro, mio padre al cinema o al circo, due persone colte e dotate di grande ironia"), è arrivato a recitare per sconfiggere timidezza ed insicurezza e ha cercato ispirazione per i suoi lavori nella strada.

In molti sono affezionati a Carlo Verdone perché i personaggi che ha generato non sono altro che persone vere, che si possono conoscere o ascoltare per strada. Vedendoli sullo schermo ci accorgiamo che i loro tic sono i nostri, solo dilatati da una lente d'ingrandimento, questo perché non ci si limita ad osservarne voce, abbigliamento e modi di fare ma si arriva prima alla loro psicologia. E la comicità caricaturale dei suoi primi film ("Un sacco bello", 1980; "Bianco, Rosso e Verdone", 1981; "Borotalco", 1982) lascia spazio, con il passare del tempo, a situazioni più articolate e malinconiche. Goffaggine e inadeguatezza si mescolano a nevrosi e ipocondria, dando vita a personaggi vulnerabili e alle prese con difficili rapporti affettivi ("Manuale d'amore", 2005; Il mio miglior nemico, 2006). Forse la più grande forza di Verdone è saper coinvolgere il pubblico in storie di vita ordinaria, descritte con amarezza e ironia. Il disagio dell'individuo di fronte agli eccessi, il cinismo, la pressione della modernità, la perdita di comunicazione tra le persone, le nevrosi nascoste sono colti in maniera precisa e puntuale così come sono evidenti i mutamenti avvenuti nel nostro Paese negli anni, nei costumi e nella società.

Nelle ventuno storie che ha diretto, ricorrendo alle sue maschere, Verdone ha immortalato le espressioni della più svariata umanità. "Per fare questo è necessario innanzitutto stare con la gente, osservarla, amarla anche per alcuni suoi difetti" ha detto più volte, "guardare la realtà anche con ironia, ove è possibile". Quasi che gli autori comici fossero diventati, più di qualunque studioso di sociologia, esperti del disagio della civiltà e dell'affettività. Ed è proprio questo uno dei punti forti di questo regista, che fa film per il pubblico e non per sé come molti fanno.

lunedì 10 marzo 2008

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