Red CarpetClive Staples Lewis: il dolore, il peccato e Narnia
di Elena Serrano
stampa l'articolo - invia ad un amico
Due amici al pub che fanno una scommessa. Situazione usuale e diffusa. Ma se il pub si chiama "Eagle and Child", si trova a Oxford, e i due amici in questione sono Clive Staples Lewis e John Ronald Reuel Tolkien la scommessa può avere dei risvolti memorabili. I due amici si trovavano spesso in quel bar, che loro avevano rinominato "Bird and Baby", e, insieme ad un altro scrittore anglosassone di nome Charles Williams, formavano il club degli Inklings. I tre passano il loro tempo a discutere di filosofia, quesiti religiosi, leggende e miti nordici. E le passioni giovanili di C. S. Lewis erano sempre state queste, le storie fantastiche con animali e le leggende nordiche lo avevano incuriosito fin da piccolo con i libri di Beatrix Potter e di Andersen. Si divertiva, ancora bambino, a scrivere storie assieme al fratello, inventando un mondo di animali parlanti chiamati Boxen. Personaggi e storie che avrebbero vissuto con lui fino ad età adulta, fino a che Lewis non avrebbe deciso di tradurli in scrittura. Le leggende parlavano di gioia, amore per la bellezza e la natura. E proprio la natura trionfa nel suo mondo magico, nel mondo fantastico in cui è sempre inverno ma non è mai Natale: il regno di Narnia raccontato nei sette volumi che gli resero la fama. Ma C. S. Lewis è anche lo scrittore che meglio ha raccontato il passaggio dalla fede dell'infanzia all'ateismo e il successivo ritornare al cristianesimo, che ha indagato il misterioso rapporto tra l'uomo e l'assoluto, che ha descritto il moderno senso del peccato. C. S. Lewis è anche un uomo che, vittima di un grande lutto, ha esplorato meticolosamente il proprio mondo interiore e lo ha offerto al pubblico attraverso la narrazione della perdita dell'amata moglie nell'autobiografico "Diario di un dolore". Uno sguardo lucido e freddo di quello che il cuore prova di fronte al dolore, usato anche nell'indagare i "Quattro tipi di amore" dove Lewis definisce l'amicizia il sentimento più innaturale dell'uomo perché "senza l'eros nessuno di noi sarebbe stato generato, e senza l'affetto nessuno di noi avrebbe ricevuto un'educazione; al contrario si può vivere e riprodursi anche senza l'amicizia". venerdì 22 agosto 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
|