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Dario Franceschini: il kamikaze democratico

di Elena Serrano

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Dario Franceschini: il kamikaze democratico

A.A.A. Segretario per partito moribondo cercasi: temerario dalla viscerale spinta al suicidio in grado di assistere il gravemente malato centro-sinistra; uomo folle abbastanza da buttarsi nella disperata impresa di trasformare in rabbia positiva la delusione di chi nella sinistra ha creduto.
Dopo aver confuso il numero di telefono con quello dell'annuncio che stava poco più in basso (dove si cercavano clown per animare feste di compleanno per bambini), a rispondere alla richiesta è stato il kamikaze Dario Franceschini, ferrarese classe 1958. E per capire i veri motivi della scelta, che probabilmente lo condurrà sulla via del martirio politico, basta dare un'occhiata alla sua biografia.

Essendo nato sotto il segno della bilancia, Dario decide di non smentirne alcuna caratteristica fondante: preciso, meticoloso, responsabile, affidabile... Il ragazzo si è applicato ed è riuscito così a diventare un politico affermato, ricoprendo qualsiasi carica istituzionale e non che uomo possa mai rivestire nell'arco di mezzo secolo. Laureato in giurisprudenza con una tesi in Storia delle Dottrine e delle Istituzioni politiche, fondatore (quando era ancora un attivo studente) dell'Associazione Studentesca Democratica di ispirazione cattolica e centrista, e da lì eletto nei vari organismi (consigli di classe, disciplina e istituto). A seguire un turbinio di emozioni attraverso una serie di prestigiosi incarichi: Delegato Provinciale dei giovani DC, Consigliere comunale e Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Ferrara, vicesegretario nazionale del suo partito, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel secondo governo D'Alema, nonché presidente dell'Ente Palio di Ferrara (finalmente una botta di vita!).
Questo scaligero "tutto d'un pezzo" non manca tuttavia di vena artistica, la quale prende forma negli esaltanti libri di cui è autore: "Il Partito Popolare a Ferrara. Cattolici, socialisti e fascisti nella terra di Grosoli e Don Minzoni", "Nelle vene quell'acqua d'argento" e "La follia improvvisa di Ignazio Rando". Collabora inoltre con alcune riviste, i cui titoli lasciano davvero poco all'immaginazione, come il bimestrale "Rassegna di documentazione legislativa regionale", i mensili "Nuova Politica", "Settantasei", "Il Confronto" e partecipa alla redazione del settimanale del partito "La Discussione".
Avvocato civilista prudente, affidabile e serio. Conducendo una vita da primo della classe sempre perfetto e impeccabile, sembra ora aver optato per un'esperienza più eccitante come guida dei sopravvissuti della partitocrazia del PD. Il nuovo uomo feticcio dei sogni democratici non è sicuramente "giovane, bello e abbronzato" (per dirla con le parole di Berlusconi), non fa battute alla Boldi e De Sica, non si stupisce certo del suo carisma. L'atto più trasgressivo che lo ha contraddistinto fino a questo momento è stato sigillare l'inizio mandato giurando sulla Costituzione. Che, per una volta, serietà e impegno in politica funzionino?

domenica 5 aprile 2009

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