Red CarpetDino Risi: il principe della commedia italiana
di Elena Serrano
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"Molti dicono che la vecchiaia è bella, io dico che è orrenda. E' bello quando non si ricordano i nomi dei propri figli? O guardare una ragazza e non essere visti da lei? E' bello fissare un telefono che non suona? Invecchiare è diventare antipatici, pisciarsi nei pantaloni, non sentire una donna che ti dice 'ti amo'". Dino Risi, morto a 91 anni, augurava a tutti di non arrivare alla sua età. "Penso che bisognerebbe andarsene tutti a ottant'anni. Per legge", disse una volta. Anche il Leone d'Oro alla carriera, premio conferitogli a Venezia nel 2002, aveva per lui un valore ambivalente: "significa che sono arrivato alla fine, una specie di 'grazie e tanti saluti'". "Le prince de la comédie italienne", come lo definisce il dizionario francese dei registi, ha vissuto il problema di chi invecchia nel corpo e non nella mente, ricordarsi tutto e rendersi conto della propria incapacità di fare, di subire quasi come un peso la propria esistenza. Sceglie quindi di passare i suoi ultimi anni da solo nella tranquillità di un residence ai Parioli, "solo, senza bisogno di un prete o di una badante". E può farlo ricordando la sua fantastica vita e il suo fantastico lavoro. Con un modo di fare asciutto e preciso (influenza della sua laurea in medicina e della specializzazione in psichiatria) analizza il suo successo, ricordando al pubblico che i suoi film più famosi non sono necessariamente anche i più belli. I momenti della carriera di Dino Risi si mischiano con quelli di una vita, "il clima dei miei set era spesso goliardico, ci si divertiva tutti", dal suo primo successo "Pane, amore e..." a capolavori come "Il sorpasso", "I mostri", "Profumo di donna". Questo grande regista, che da piccolo voleva fare il guardiano del faro per poter osservare il mondo con distacco, ha descritto con i film una generazione piena di difetti ma anche di speranza, il boom economico e "l'onnipotenza su quattro ruote, l'arroganza al volante come desiderio di bruciare la vita" che non erano state ancora soffocate dall'invenzione della patente a punti. Artista mai dimenticabile che si considera in fin dei conti un fallito, "non so fare niente. Il cinema mi ha salvato, il mio successo è immeritato", e che non nasconde il suo debole per le donne, "ebbi una storia con Anita Ekberg all'apice della sua bellezza. M'inventai un film per conoscerla". Ma anche un malinconico a cui piace ridere, "mi sono divertito molto. Ma sono un crepuscolare che aspira al batticuore quando sale le scale dell'amata". Un regista nato medico che scegliendo questo lavoro ha scelto come vivere, "il cinema è come la vita senza le parti noiose. Ecco, io ho cercato di vivere la mia vita come un film: tagliando fuori la noia". lunedì 9 giugno 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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