Red CarpetEmile Hirsch: il ragazzo selvaggio
di Elena Serrano
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Avvertenza: non posso garantire lucidità concettuale in questo articolo. Non sono una professionista tale da riuscire a separare passione personale e onestà intellettuale. Assegnandomi Emile Hirsch come personaggio su cui scrivere questa volta, il mio caro direttore ha colpito nel segno. Questo perché sono affetta da quella strana sindrome da indigestione televisiva che tende a farmi identificare il personaggio sullo schermo con l'attore che lo interpreta (un po' quello che succede con tutti i personaggi di Beautiful). Io e le mie amiche abbiamo "sbavato" davanti alla sua performance, rapite per tutta la visione di Into the Wild, il film fatto di incontri e paesaggi diretto da Sean Penn. Un totale di ben 296 minuti di assoluta devozione perché, onore riservato solo a pochi tra cui Jude Law in "Closer", siamo accorse al cinema ben due volte in tre giorni per rivederlo. Il punto è che in questo pezzo non so bene se parlerò di Emile Hirsch o del personaggio che interpreta nel film di Sean Penn, Christopher McCandless. Ma cominciamo dal principio: dire che Emile Hirsch è un bel ragazzo è davvero riduttivo. Occhi limpidi, aria sognante, un sorriso furbetto e il profilo che ricorda Che Guevara. Non è poco ma non è tutto. A 23 anni Emile, nato in California da papà David, manager-producer, e da mamma Margaret, creatrice di libri pop-up per ragazzi, ha già lavorato con Jodie Foster, quasi sedotto Elisha Cuthbert e sfiorato un oscar per la già citata interpretazione. Cresciuto nel mito di Marlon Brando e delle sue grandi e carismatiche interpretazioni, si stabilisce con il padre a Santa Fe, nel New Mexico, e poi a Los Angeles, dove consegue il diploma presso l'Hamilton Academy of Music and The Performing Arts. Per il resto, potere della fisiognomica o della confusione mentale dichiarata, non riesco a immaginarmelo se non come ragazzo emotivamente complesso, controverso, sensibile, selvaggio, fragile, eroico, impossibile da non amare. Emile stesso ha dichiarato di aver intrapreso il ruolo con grande empatia, "in alcuni momenti ho sentito davvero di compiere l'impresa", comprendendo nel profondo l'anima antimaterialista di Christopher, "credere nei valori più che nei soldi ha sempre fatto parte del mio pensiero, un convincimento che oggi si è rafforzato". E qualcosa di autentico si intravede: "nei giorni in cui fui scelto ero depresso; sono stato un anno senza lavoro, nessuno che mi chiamasse. Ero infelice della mia vita. Bevevo molto, andavo in giro, mi buttavo sul cibo spazzatura, sentivo di vivere in modo pigro, sciocco, superficiale. Quando ho letto questa storia ho capito che dovevo cambiare vita", Emile era pronto per la sua avventura. Anche se poi scopro che tuttora il suo passatempo preferito è cantare al karaoke con Lindsay Lohan, Michelle Rodriguez e Nicole Richie. Ora è sugli schermi col "supersonico action-family" Speed Racer firmato dai Fratelli Wachowski ma per me e per tutte le mie amiche rimarrà ancora a lungo Alex Supertramp, giovane uomo alla ricerca della verità e di se stesso. martedì 20 maggio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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