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Guillermo del Toro: il cineasta dei freak

di Elena Serrano

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Guillermo del Toro: il cineasta dei freak

I mostri, creature orribili, metafore del male, sicuramente parte dell'immaginario umano. Da sempre popolano opere letterarie, dipinti, composizioni. Sono nati dagli incubi e dall'inconscio di scrittori, artisti e geni. Fanno parte della nostra crescita fin da quando, piccolissimi, impariamo a conoscerli, edulcorati da racconti e immagini fiabesche. C'è chi cerca di sfuggire loro, evitandoli e ignorandoli. C'è chi invece li smaschera, ci gioca, li crea. "Sono sempre stato innamorato dei mostri, li studio, li disseziono in molti dei miei film: voglio sapere come lavorano, come appaiono nel loro intimo, come è la loro sociologia", questo è ciò che pensa Guillermo del Toro, talento visionario, sceneggiatore e regista di film gotici-horror e immaginifici, creatore di mostri umani e non. Il suo ultimo lavoro, Hellboy - The Golden Army, racconta lo scontro tra la realtà e un mondo fantastico nascosto, dove il protagonista, un diavolo perennemente "fuori posto", deve scegliere tra la sua natura umana e quella infernale, attraversando la condizione di "diverso" perché non accettato da nessuna delle comunità in cui vive.

Guillermo del Toro è nato a Guadalajara (Messico) nel '64, nel pieno della generazione dei fumetti, della realtà virtuale e dei videogiochi. Ha iniziato prestissimo come disegnatore di make-up e ha prodotto il suo primo film, "Doña Lupe", all'età di 21 anni. Studente di effetti speciali e allievo di Dick Smith ("L'esorcista"), arriva al successo nel 1993 con "Cronos", una curiosissima miscela di genere horror, umorismo, suspense e tragedia. Nel 2001 impone un mondo tutto suo con "La spina del diavolo", film prodotto da Pedro Almodóvar. Poi di nuovo, Il labirinto del fauno, immagini perturbanti in un mix tra favola gotica e fantasmi della guerra civile spagnola. Tutti i personaggi dei suoi film si muovono tra due mondi, normale e soprannaturale, tra incubo e sogno, "il bello di queste storie è che, in un universo irriconoscibile, si sviluppano riconoscibilissime emozioni umane" ha dichiarato del Toro stesso. Immagini oniriche, richiami freudiani, schizzi di Goya, tutto questo nei personaggi che popolano prima la fantasia di Guillermo del Toro e poi anche i suoi film. Un mondo antropologico, parte del nostro inconscio, sublimato in un cinema da chi ne vuole forse esorcizzare la paura.

giovedì 17 luglio 2008

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