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Gus Van Sant: una vita da adolescente

di Elena Serrano

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Gus Van Sant: una vita da adolescente

Quella di "indipendente" è un'etichetta che spesso con leggerezza si appiccica agli artisti per distinguerli dalla massa, una parola-feticcio fin troppo usata in un mondo come quello dello spettacolo sempre più plastificato e gestito da forze economiche. Nel caso del regista Gus Van Sant però, il termine è davvero speso bene. Artista indipendente e d'avanguardia, regista che ha raccontato nei suoi film gli individui ai margini della società, lucide narrazioni pluripremiate e riconosciute anche dal più ufficiale jet set cinematografico (una nomination all'Oscar per la regia di "Will Hunting - Genio Ribelle", una Palma d'oro al Festival di Cannes con "Elephant" e un premio speciale sempre a Cannes per Paranoid Park).

Un cinema d'avanguardia quello di Van Sant che comunque non ha escluso la collaborazione di star come River Phoenix, Keanu Reeves, Nicole Kidman, Matt Damon, Ben Affleck e Sean Connery e che allo stesso tempo continua la ricerca di attori non professionisti attraverso MySpace. Costruttore di film dove prendono spesso forma le psicologie di personaggi fragili, mai completi, in continua evoluzione, inseriti nelle brutture culturali del suo paese, l'America. E' il caso dei ragazzi di "Elephant" e "Paranoid Park", film che assieme a "Last Days" formano una trilogia dove l'adolescenza è indissolubilmente legata alla morte. Giovani sbandati, smarriti in una realtà che non sentono propria. Senza concedere nulla alla moda, Gus Van Sant racconta i momenti delle scelte più importanti, punta la luce su personaggi da sempre in penombra. Adolescenti che sono come lui, apertamente gay, che fin da piccolo ha seguito il padre nel suo girovago lavoro di commesso viaggiatore, imparando così a conoscere realtà diverse. Artista curioso, sempre in movimento, in evoluzione come la generazione che descrive perché "i giovani sono sempre uguali: cambiano i tempi in cui vivono" e che nei suoi film cerca di cogliere "quel momento che ti sconvolge la vita". 57enne con la faccia da bambino e con la fronte coperta da una lunga frangia, come appunto quella di un adolescente; "Mia madre mi diceva sempre: tirati indietro i capelli. Credo che, da giovani, coprirsi gli occhi sia un modo per proteggersi" ha dichiarato. Ora è in sala con Milk dove, senza moralismo spicciolo, porta su pellicola il tema della discriminazione degli omosessuali. Gus Van Sant è un uomo timido, non parla con i giornalisti perché, come spesso i timidi fanno, ritiene di non avere niente da dire. Giudicate voi...

venerdì 30 gennaio 2009

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