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Marisa Tomei: l'affascinante e l'eclettica

di Elena Serrano

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Marisa Tomei: l'affascinante e l'eclettica

Il suo esordio sul grande schermo avvenne nel 1984 con "Flamingo Kid", in cui pronunciò una sola battuta ("Sei ubriaco!"). Questo sembra sia bastato a Marisa Tomei per entrare nel mondo del cinema. In realtà, questa attrice americana di New York, ma visibilmente italiana nel nome e nei lineamenti, non è un'artista improvvisata. Nata nel 1964 in una famiglia benestante, si trasferisce a Manhattan dopo la nascita del fratello (Adam, anche lui attore) e lì inizia i suoi studi scolastici (prima alla Boston, poi alla New York University). Ma quando, a 12 anni, rimane stregata dalla visione di "Chorus Line" a Broadway decide di mettere da parte la passione per l'archeologia e d'inseguire il sogno della recitazione (studia danza e teatro alla Mark Twain JHS for the Gifted & Talented). Affascinante ed eclettica è oggi una delle interpreti più intelligenti della moderna scena hollywoodiana. Una carriera artistica in bilico tra film brillanti e commedie romantiche, che la vedono affrontare ruoli non sempre all'altezza della sua professionalità, divisa tra piccoli film indipendenti e popolari commedie mainstream hollywoodiane ("Quando guardo i miei film più importanti, non sempre sono contenta del risultato, allora mi dedico per un po' al teatro o a produzioni più piccole, indipendenti, spesso con amici. I ruoli più importanti sono arrivati spesso per caso").

Marisa Tomei è la figlia di Sylvester Stallone e Ornella Muti nel film di John Landis "Oscar - Un fidanzato per due figlie" (flop del 1991), affronta e supera il porno soft "Zandalee" (sempre flop e sempre del 1991), entra nel mega cast del non memorabile "Charlot". A seguire, nel 1992, il suo più grande successo: l'interpretazione della fidanzata di Joe Pesci, bomba sexy ed esperta di motori, in "Mio cugino Vincenzo" che le vale un oscar come miglior attrice non protagonista. Legata a questo avvenimento, una leggenda metropolitana: durante la premiazione, l'annunciatore del premio Jack Palance aprì la busta contenente il nome della vincitrice. Dopo averlo letto, l'attore annunciò il successo della Tomei, pur essendoci scritto un altro nome (ovvero Vanessa Redgrave). Essendo l'errore commesso troppo imbarazzante, in seguito non è mai stato corretto. "Impossibile che quell'italo-americana, ora dall'aria giuliva ora dall'aria rassegnata, meritasse quel premio così ambito con un'interpretazione di una che, tutto sommato, era sempre se stessa, ma più truccata", si disse.

"Equinox" di Alan Rudolph e "Only You - Amore a prima vista" di Norman Jewison sono le mediocri pellicole che seguiranno nella sua carriera, fra cui spicca però la bella interpretazione di "Cronisti d'assalto". Partecipa al film denuncia "Benvenuti a Sarajevo" sulle vergogne della politica europea nella crisi jugoslava ma e più facile ricordarsela come spasimante di Mel Gibson in "What Women Want", film di tutt'altro spessore.
Fidanzata con l'attore Dana Ashbrook dal 1999, nel 2001 Marisa lo lascia per Frank Pugliese; il periodo coincide con l'uscita del bellissimo "In the bedroom" dove interpreta ottimamente il ruolo di Nathalie, una donna separata e con figli, che intreccia una relazione con un universitario. Risulta così perfetta da essere nominata all'Oscar e al Golden Globe come miglior attrice non protagonista, sfatando finalmente la leggenda legata alla sua precedente premiazione.

Chiaramente Marisa Tomei non ha basato tutto il suo successo, come è frequente tra le sue colleghe americane, sull'avvenenza fisica. Nella sua continua sperimentazione dimostra di essere una brava attrice non solo di fronte alle telecamere ma anche sul palcoscenico. Nel 2003 porta in scena a Broadway, al fianco di Al Pacino, la "Salomè" di Oscar Wilde. ("E' stata una delle più grandi esperienze della mia carriera. Non solo per aver recitato con un grandissimo attore, ma per aver potuto lavorare su un'opera di Oscar Wilde ed aver potuto trattare temi seri e importanti con leggerezza, cantando e ballando, con scene sensuali. E' piacevole essere sexy"). Torna alla commedia nel divertente "Il guru" nei panni di una sprovveduta ereditiera vittima di un sedicente guru del sesso e nel 2004 fa parte del nutrito cast femminile del poco riuscito remake di "Alfie" ("Trovo il mio ruolo in 'Alfie' uno stereotipo molto fastidioso, non mi piace quel tipo di ruolo"). Ora è Gina nell'ultimo film di Sidney Lumet Onora il padre e la madre.
Progetti per il futuro? Orgogliosa delle sue origini italiane, trova grande affinità con il lavoro di Dario Fo e di sua moglie. Adora le loro commedie perché politicamente interessanti e molto intelligenti.
Davvero buoni auspici.

mercoledì 26 marzo 2008

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