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Matteo Garrone: l'istinto, la libertà narrativa e l'interpretazione

di Elena Serrano

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Matteo Garrone: l'istinto, la libertà narrativa e l'interpretazione

Ci sono film che parlano più con le immagini che con le parole. Matteo Garrone è regista maestro di questo modo di fare cinema, un retaggio della sua formazione di pittore. Sono sue le pellicole più originali e amare degli ultimi anni, suo lo sguardo impietoso sulle moderne infelicità umane. Garrone nasce professionalmente con cortometraggi che trattano di immigrazione ed emarginazione, tra i quali "Silhouette" che vince anche il Sacher d'oro di Nanni Moretti; poi impara il mestiere e si consolida con le pellicole noir "L'imbalsamatore" e "Primo amore" che lo porta a Berlino.

Autodidatta, i primi film di Garrone sono schivi e appartati, come lui stesso è. In tutti i suoi lavori c'è un preciso filo conduttore, uno sguardo che parte da immagini pittoriche, una storia che nasce da suggestioni visive. Poi il tutto è tradotto in trama. Così accade anche per i luoghi, "non ambiento un film in un posto, ma lascio che da quel posto venga fuori il film", e per i personaggi, "scrivo e penso sulla base degli attori che ho scelto. Lavoro sempre così, a partire da una scelta costruisco una sceneggiatura su un volto come su un luogo". Immagini potentissime che innescano la riflessione, metodo che respira fin da bambino, "il marito di mia madre è direttore della fotografia, mio cugino è operatore, mia madre faceva la fotografa di scena: è stato naturale".

L'istinto, la libertà narrativa, l'interpretazione, sono preziose caratteristiche tutte del pittore. L'uso esperto della camera a mano, l'impronta documentaristica mai pesante, l'assenza di effetti speciali sono ricerche di un esperto regista. La volontà di cogliere ogni effimera situazione, il voler rubare le scene alla realtà, lo "costringono" ad assumere il ruolo di operatore per tutti i suoi film. Nel panorama cinematografico italiano, molto spesso torbido, e dove hanno successo quasi esclusivamente soggetti e sceneggiature costruiti sui sondaggi fatti nelle scuole medie, Matteo Garrone è davvero una bella novità. Non a caso il Festival di Cannes ha accolto con entusiasmo il progetto più ambizioso del regista, il film tratto dal libro-scandalo di Roberto Saviano, Gomorra, "un film di guerra ambientato nel 2007 a 150 km da Roma".

venerdì 30 maggio 2008

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