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Il mostro di Loch Ness: tra mito e merchandising

di Elena Serrano

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Il mostro di Loch Ness: tra mito e merchandising

Metti un lago profondo, scuro, ombreggiato. Metti la foschia che lo sovrasta costantemente e le sue suggestioni. Aggiungi la millenaria cultura nordica fatta di leggende di fantasmi e folletti. La fantasia popolare, la capacità della tradizione orale di creare miti. Ecco fatto: la leggenda del mostro di Loch Ness è pronta, pronta per essere servita a migliaia di turisti che ne cercano ogni anno le prove e tornano a casa con fantastici ricordini: penne a forma di Nessie (così è soprannominata la creatura), ciondoli, magliette. La Scozia, complice appunto il suo suggestivo paesaggio, è patria prediletta non solo di whisky, campi da golf e kilt, ma anche del più famoso tra i mostri lacustri.

Nessie è una creatura leggendaria adorata dai media e una star tra la gente del posto, perché da quando se ne cominciò a parlare i visitatori di certo non mancano; addirittura è nata una vera e propria industria di merchandising relativo al mostro (a Drumnadrochit esiste appunto una Loch Ness Monster Exhibition, dove si vende ogni sorta di oggetti che lo riguardano). La leggenda si fa risalire al 590, quando il monaco irlandese San Columba prese parte al funerale di un abitante delle coste del lago ucciso da una "selvaggia bestia marina" che egli scacciò con le preghiere. Da quando, nel maggio 1934, un certo Mr. Wilson riuscì a fotografare una sagoma dal collo allungato e dal corpo tozzo che emergeva dal lago, questa antica storia è tornata alla ribalta insieme alle molte tradizioni inglesi che riguardano i draghi. E pensare che in Italia dobbiamo accontentarci del "pesce siluro", gigantesco essere che terrorizza i pescatori del delta del Po.

Il mito di Loch Ness resiste da settant'anni nonostante le foto che ritraggono il mostro si siano dimostrate false o non particolarmente significative dal punto di vista scientifico. Ma sebbene non esista alcuna prova inequivocabile della sua esistenza, gli abitanti della zona sono orgogliosi di questo mistero insoluto e non sopportano gli scettici. In realtà molto spesso queste storie attraggono proprio perché non si può dare una risposta certa, tutto sommato converrebbe che questi mostri emergessero per poter essere visti, ma nello stesso tempo si mantenessero nascosti perché catturarli sarebbe la fine del sogno, dell'illusione che tutti vogliamo. E le persone sono alla continua ricerca di illusioni, le leggende hanno sempre delle zone d'ombra in cui regna il mistero e vanno per questo alimentate.

Ma cos'è in realtà un mostro? Gli autori di RetroCrush, sito americano dedicato alla "pop culture", hanno realizzato la Top 100 dei mostri più mostri di tutti i tempi. E non mancano le sorprese. Nessie si aggiudica il 73esimo posto grazie alla longevità del suo mito, all'entità della presa sulla fantasia popolare e soprattutto alla capacità di tener viva la curiosità. Così come una postazione (la 77esima) se la merita il Minotauro, capace anch'esso di attraversare indenne i secoli. La sorpresa più divertente è all'undicesimo posto, dove si piazza Michael Jackson, sul quale gli autori di RetroCrush si accaniscono con giudizi non proprio ironici definendolo "quanto di più vicino esista a un mostro reale che abiti il pianeta". Da qui la lista delle "mostruosità" jacksoniane, vere o presunte, dalla camera iperbarica allo sbiancamento della pelle, alla definizione del ranch di Neverland come "casa degli orrori". I miti a volte nascono dallo spettacolo e sono icone amplificate dalla tv. Quando si parla di mostri viventi...

martedì 18 marzo 2008

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