Red CarpetPupi Avati: 1 contro 100
di Stefano Montini
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Come il suo collega Dario Argento, Pupi Avati fa un salto indietro di trent'anni, tornando all'horror. Girato tra gli Stati Uniti e Cinecittà, Il nascondiglio affronta di nuovo il tema della casa maledetta, così come il cult "La casa dalle finestre che ridono". E così, rinvigorito e ringiovanito dall'esperienza americana, il regista bolognese si toglie qualche sassolino dalla scarpa, parlando della sua esclusione dal movimento "Centoautori". Avati non si aspettava un simile trattamento, visto che da anni è il più prolifico tra i cineasti nostrani. "Dovrebbero rinominare Cinecittà in Telecittà", continua; Pupi Avati si lamenta che le produzioni italiane sono sempre più rivolte alla televisione, e si chiede perché lui sia uno dei pochi a riuscire a fare cinema con regolarità. Ma la fortuna non c'entra; come dice lui stesso "Grazie a Dio non mi mancano le idee". In più, la facilità con cui passa da un genere all'altro dimostra una versatilità davvero fuori dal comune, soprattutto nel panorama cinematografico italiano. I fratelli Avati, Pupi (Giuseppe all'anagrafe) e Antonio, rispettivamente regista e produttore, hanno messo in piedi una macchina produttiva competitiva e ormai più che rodata. Il loro segreto è semplice ed evidente: si divertono a fare Cinema. Lo si vede anche quando Pupi sceglie i suoi protagonisti: chi avrebbe mai pensato che Katia Ricciarelli e Vanessa Incontrada fossero anche brave attrici? E ancora prima che esca "Il nascondiglio", Avati sta preparando il suo nuovo film: "Il padre di Giovanna". Coraggio Pupi, che continuando così risollevi da solo il Cinema Italiano! martedì 13 novembre 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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