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Salman Rushdie: lo scrittore "satanico"

di Elena Serrano

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Salman Rushdie: lo scrittore "satanico"

"Se resto nel mio isolamento corro il rischio di essere dimenticato. Se appaio in pubblico rischio di essere ucciso". Queste le possibili scelte per Salman Rushdie, scrittore che più di ogni altro conosce il potere delle parole. Ogni romanziere sa che ciò che scrive produce conseguenze. Può diventare famoso, molto ricco, oppure, nel caso dello scrittore anglo-indiano, essere ucciso. Stiamo vivendo in un'epoca di ipersensibilità religiosa: alla pubblicazione del suo libro "I versi satanici" nel 1988 ci furono vivaci proteste di piazza in India che portarono a scontri con la polizia e che causarono 20 morti.
Il romanzo di Salman Rushdie accenna ad una tradizione secondo la quale Maometto avrebbe inserito nel Corano alcuni versetti nei quali accetta la divinità di tre dee venerate alla Mecca. Secondo la leggenda, Maometto avrebbe poi revocato quei versetti, dicendo che era stato il diavolo a indurlo a scrivere quelle parole. Il narratore del libro di Rushdie, però, rivela che quei versetti furono pronunciati dall'arcangelo Gabriele, e che quindi il Profeta aveva mentito: una rappresentazione che i musulmani di più stretta osservanza giudicano come un'eresia.

Da allora su Rushdie vige una condanna a morte per blasfemia. Solo nel 1998 il governo iraniano disse di non volerla più sostenere, ma per alcuni gruppi la condanna è irrevocabile. Quando poi la regina Elisabetta lo nomina Cavaliere del Regno Unito ha inizio una nuova ondata di condanne e intimidazioni. Nonostante questo, e nonostante un traduttore del suo libro accoltellato e il suo editore più volte aggredito, Rushdie non ha mai smesso di scrivere. Anzi. Partecipa appieno alla vita pubblica, tiene conferenze, addirittura compare in un cameo ne "Il diario di Bridget Jones", il film inglese che tanto successo ha avuto nelle sale di tutto il mondo. Se tutti abbiamo sia il diritto di parlare che l'istinto di autoconservazione e passiamo la vita a dividerci tra questi due punti, lui si è allontanato dall'istinto di autoconservazione più di quanto la maggior parte di noi avrebbe scelto di fare. Anche se ogni anno, il 14 febbraio, riceve una sorta di "biglietto di San Valentino" dall'Iran che gli ricorda che quel Paese non ha dimenticato il voto di ucciderlo, ci scherza su.

L' autore, molto odiato (anche se non molto letto) nel mondo musulmano, porta avanti con coraggio il suo lavoro e diffonde il suo messaggio, cosciente appunto che le parole hanno potere. "Il fondamentalista crede che noi non crediamo in niente. Dal suo punto di vista egli ha certezze assolute, mentre noi siamo immersi in una sibaritica indulgenza. Per dimostrargli che ha torto, dobbiamo prima di tutto essere certi che ha torto. Dobbiamo metterci d'accordo su quello che ci sta veramente a cuore: baciarci in luoghi pubblici, i panini con la pancetta, il non essere sempre d'accordo, la moda ultimo grido, la letteratura, la generosità, l'acqua, una distribuzione più equa delle risorse della Terra, i film, la musica, la libertà di pensiero, la bellezza, l'amore. Queste saranno le nostre armi. Lo sconfiggeremo non facendo la guerra, ma con la maniera impavida con la quale sceglieremo di vivere. Come sconfiggere il terrorismo? Non siate terrorizzati. Non permettete che la paura rovini le vostre vite. Anche se avete paura".

martedì 1 aprile 2008

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