Red CarpetQuentin Tarantino: il caso "Grindhouse"
di Stefano Montini
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Il Festival di Cannes 2007 ha visto tra i suoi protagonisti Quentin Tarantino in concorso con "Grindhouse - Death Proof"; il regista di "Pulp Fiction", che aspettavamo a braccia aperte assieme al suo film, attacca l'Italia dritto al cuore. Estimatore dei film di genere degli anni '60 e '70, dagli spaghetti western ai polizieschi, Tarantino trova il nostro cinema finito. Senza usare mezzi termini definisce il cinema italiano deprimente. Per lui gli ultimi tre anni hanno sfornato pellicole tutte uguali; in sintesi i film italiani parlano di "ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali". Salvando senza troppo entusiasmo il solo Nanni Moretti, conclude con "una vera tragedia". Le critiche mosse fanno di certo riflettere, anche se diminuiscono di forza considerando sia gli incassi dei film nostrani (da "Manuale d'amore 2" a "Ho voglia di te"), sia il clamoroso flop di "Grindhouse", che possiamo definire la pellicola più travagliata dell'anno. Quentin Tarantino, per niente scoraggiato, sembra quasi contento di aver potuto aggiungere scene tagliate al suo lavoro. Anzi, è convinto che ora i due film, prima disossati per diventarne uno solo, abbiano trovato la loro giusta dimensione. giovedì 31 maggio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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