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Feast from Far East: il selvaggio cinema orientale

Tributo al cinema di Johnnie To

di Andrea Candelora

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Breve divagazione di un romantico

Non è un po' triste parlare della persona amata quando l'interlocutore che avete innanzi neppure la conosce, anzi ne ignora perfino l'esistenza? Voi siete lì, a tentare di raccontargli di come il cuore sussulti ogni volta che vi è vicina, della sensazione di indefinibile dolcezza che vi pervade quando con lo sguardo ne accarezzate i lineamenti e la figura, magari, ma solo se avete particolare confidenza con il suddetto, potreste anche spingervi a rivelargli quanto profondi e intensi siano i baci che vi scambiate, tuttavia... Tuttavia non rimane forse quel sottile ma insinuante senso di frustrazione dovuto al fatto che comunque chi vi sta ascoltando non ha la possibilità di condividere con voi, confermandolo, lo stesso entusiasmo, mancandogli la cognizione diretta del vostro amore?

Questo è un poco lo stato d'animo del sottoscritto nell'accingersi a parlare di Johnnie To. Perché, sia ben chiaro, ciò che segue è un atto d'amore nei confronti dell'immaginario filmico - dell'idea e della visione del mondo che esso sottende - di questo geniale uomo di cinema hongkonghese che, duole constatarlo, purtroppo e assai immeritatamente, rimane a tutt'oggi sconosciuto ai più.

Scheggia di memoria

Far East Film Festival II, Udine, aprile 2000. Mi trovo in sala e sull' immenso schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine (la bellissima sede della manifestazione) sta per essere proiettato The Mission - allora l'esemplare più recente del glorioso filone dell'action-noir hongkonghese - per la regia di To Kei-fung, ribattezzato, in ossequio alla lingua inglese ben più internazionale, Johnnie To.
La mia curiosità è elevatissima, conosco To solo di fama, ma se sono qui a Udine è anche a causa sua, si dice infatti che sia il più degno successore di Woo e il suo film precedente, presentato alla scorsa edizione del festival e insignito del Premio del Pubblico, si è immediatamente conquistato lo status di cult assoluto.
L'atmosfera è elettrica, carica delle aspettative - ammettiamolo, non è soltanto una questione di semplice curiosità - delle centinaia di appassionati cultori di cinema dell'estremo oriente qui pervenuti. Sin dai primi giorni è infatti apparso subito chiaro che questo era uno dei momenti più attesi, personalmente il più atteso, e ora è arrivato.
Avverto una sensazione strana e inebriante al tempo stesso: da un punto di vista cinefilo potrei dirmi già appagato dalla visione, durante giornate dai ritmi intensissimi, di tutta una serie di film sorprendenti ed entusiasmanti che hanno spalancato porte prima solo socchiuse, ma ho il sentore, netto e preciso, quasi un presagio, che di lì a poco andrò incontro ad un'ulteriore scossa che scombussolerà irrimediabilmente sguardo e cuore.
Buio in sala. Attacca la musica. Prendono vita le immagini... Novanta minuti al termine dei quali sarà avvenuta una folgorazione. E la conseguente nascita di un amore.

Who's To?

Johnnie To nasce ad Hong Kong nel 1955. Il suo apprendistato avviene dapprima in televisione, dove lavora dal 1972 al 1986, mentre le prime regie cinematografiche risalgono ai primi anni Ottanta. Da subito dimostra una notevole versatilità, tanto che fino a metà inoltrata degli anni Novanta pratica tutti i generi popolari più in voga nell'ex colonia britannica, dando prova di un pragmatismo di certo poco ambizioso sotto il profilo autoriale, ma rivelatore di una profonda conoscenza del cinema e dei suoi meccanismi.
Un primo punto di svolta è segnato dal poliziesco a basso budget Loving You diretto nel 1995.
Questa pellicola, in cui la tensione e l'azione sono sapientemente combinate con le psicologie dei personaggi e le loro dinamiche sentimentali, mette in luce, per la prima volta, la sua statura di autore e gli consente di iniziare la messa a punto di un modo di fare cinema che diverrà sempre più personale e riconoscibile.

L'anno successivo To fonda con il regista e sceneggiatore Wa Ka-fai la Milkyway Image Productions, giocando d'ora in poi un ruolo fondamentale nel rinnovamento del cinema hongkonghese attraverso la produzione e/o realizzazione di opere estremamente libere e creative, spesso memorabili, caratterizzate da un taglio narrativo spiccatamente noir, duro e spiazzante, senza compromessi e non conciliatorio.
La prima di queste è l'imprescindibile A Hero Never Dies del 1998, evocativo ed epico fin dal titolo, accompagnato in quello stesso anno da altri due film, solo prodotti anche se visibilmente influenzati dalla propria sensibilità artistica e altrettanto fondamentali: The longest nite e Expect the Unexpected.
Seguiranno, tra gli altri, capolavori quali The Mission (1999), PTU (2003) e Throw Down (2005).

To's Touch(es)

Ma è proprio a partire da The Mission che To attua, con la sua Milkyway, una sorta di sdoppiamento creativo, quasi fosse dotato di una duplice personalità artistica: smaccatamente commerciale la prima, profondamente autoriale e personale la seconda.
Nel primo caso, egli indovina una lunga serie di pellicole - commedie romantiche, demenziali e d'azione - confezionate assai abilmente e interpretate da divi del calibro di Andy Lau, Sammi Cheng e Gigi Leung, che riscuotono un vastissimo successo di pubblico, facendo sfaceli al box office.
Film come Needing You (2000), Help!!! (2000), Love on a Diet (2001), Fat Choi Spirit (2002), Turn Left, Turn Right (2003), si inseriscono a tutti gli effetti in un contesto mainstream e, se pure di spessore mediamente poco consistente o dotati di uno humor non sempre comprensibile per spettatori occidentali, hanno due indubbi meriti: tenere in vita l'industria cinematografica hongkonghese (in netta crisi nell'ultimo decennio) e procurare a To quella sicurezza economica tale da permettergli di realizzare, in totale libertà, progetti ben più sinceri e audaci, che, infischiandosene dell'appeal presso le vaste platee, ubbidiscono esclusivamente all'ispirazione più autentica del nostro. Ed è in questo secondo caso che To da' appunto prova di tutto il suo valore, mostrando davvero, con le opere menzionate in precedenza, una statura autoriale gigantesca, rivelatrice di una poetica dalla vastità emozionale sconfinata e di sapienza visiva stupefacente.

Continua...

sabato 29 aprile 2006

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