home  chi siamo  mappa del sito  cerca  link  email  rss  newsletter
NEW
TOP 7
FILM
TV
VIP

Feast from Far East: il selvaggio cinema orientale

Tributo al cinema di Johnnie To - Seconda parte

di Andrea Candelora

stampa l'articolo - invia ad un amico

«Girare un film è un continuo viaggio dentro la fantasia e la scoperta di se stessi. Io sento di aver iniziato solamente adesso... sia che si tratti di un film per il mercato o di un film per me stesso, ogni film che ho realizzato mi ha insegnato molto».
Johnnie To

Sono proprio le pellicole che To gira "per se stesso" quelle che hanno ammaliato cinefili e appassionati di mezzo mondo e che hanno loro insegnato emozioni e stupori autentici e sempre nuovi.
Come sempre nuovo è lo stile che le contraddistingue, capace di sorprendere ogni volta nel suo rigenerarsi e rivitalizzarsi senza essere mai dimentico però delle storie e dei personaggi - che dentro quelle storie vivono, lottano e a volte muoiono - nei cui confronti viene mostrato un amore che, ad ogni visione, tocca e commuove: «Prima vengono i personaggi, poi decido lo stile. Se si hanno ben chiari i primi, lo stile viene facilmente e si riconosce subito».

E' lo sguardo profondo, simpatetico e amorevole con cui To guarda i suoi "eroi" a costituire un primo elemento di comunanza spirituale con quell'altro gigante del cinema, stavolta americano, che risponde al nome di Michael Mann.
Identica infatti in entrambi è la prospettiva umanista su cui poggia l'affabulazione, intenta ad indagare, prima di tutto e sopra tutto, i rapporti personali, scavando nella loro complessità e mutevolezza per portarne alla luce un'immagine sfaccettata e ricca di sfumature.
L'essenza di tali rapporti però non sempre viene espressa attraverso le parole e i dialoghi, spesso anzi essa trapela - con un'evidenza immediata, scevra da ogni psicologismo - dalle azioni e dagli sguardi di cui i personaggi si fanno responsabilmente carico, le une come gli altri impaginati, con innata maestria registica dinnanzi agli occhi di noi spettatori, come a fondamento dell'umano interagire.

In questo universo poetico è rinvenibile altresì una dominante prettamente maschile, che di nuovo avvicina To a Mann e, per rimanere invece in ambito hongkonghese, a Woo, imperniata com'è su valori - così consueti nell'autore di The Killer - quali il rispetto, la lealtà e l'amicizia, rappresentativi di un mondo cavalleresco di antica tradizione in cui l'epos è inscindibile dall'ethos.
In un tale contesto, culturale e morale, l'abiezione assoluta sta nel tradimento; esso, che di quei valori è la totale negazione, costituisce il principio primo di decadenza del mondo celebrato da questi autori.

Allo spessore etico della narrazione condotta da To, si accompagna una qualità visiva dell'immagine che, andata affinandosi pellicola dopo pellicola, ha raggiunto esiti impressionanti.
La fotografia dei suoi film è calibrata allo stato dell'arte: i tagli di luce fendono lo spazio scuro dell'inquadratura e scolpiscono i volumi di corpi e oggetti in essa disposti wellesianamente lungo direttrici prospettiche - che creano una profondità di campo nella quale l'occhio dello spettatore dolcemente naufraga - conseguendo una perfezione ed un'eleganza equiparabili alle linee di un diamante intagliato da un maestro incisore.
In particolare, ricorrente è un cromatismo blu-cobalto di grande effetto, che ricorda i colori freddi manniani.

Da quanto detto risulta chiaramente che i contrasti luce/ombra hanno una rilevanza espressiva fondamentale nel linguaggio filmico di To e sono il correlativo visivo-stilistico di una concezione del mondo conflittuale, in cui le relazioni umane si modulano prevalentemente su toni schivi e bruschi e sono improntate di tensioni costanti; nondimeno esse non mancano di distendersi in momenti ludico-ironici o di accendersi in intensi attimi di ruvida poesia.

Grande importanza, e non poteva essere altrimenti, riveste anche la componente musicale, che sapientemente aderisce, di volta in volta, al mood portante del film o all'atmosfera di una singola scena, partecipando attivamente alla formazione di quel precipitato di suggestioni ed emozioni che si condensa alla base delle immagini, là dove esse vengono abitate dai volti dei personaggi, dai loro corpi e dalle azioni che questi ultimi compiono.

La visibilità del cinema di To in Italia, come detto in precedenza, è purtroppo assai limitata. Qualcosa vivaddio si sta però smuovendo; l'anno scorso è arrivato, per la prima volta, un suo film nelle sale, si tratta di Breaking News ed è ora recuperabile in dvd presso una qualsiasi, decente, videoteca. Consigliabilissimo; non è annoverabile tra i vertici della sua produzione, ma è un poliziesco comunque diverse spanne sopra la media attuale dalle nostre parti: adrenalinico, critico nei confronti dei mass-media e con un incipit in piano-sequenza - questo sì davvero eccezionale - che a livello di virtuosismo rivaleggia alla pari con quelli di Scorsese, De Palma e soci.

Necessario invece, non ci sono altri termini, è The Mission. Rivoluzionario esemplare di noir-zen dove l'originale dinamismo-cinetico, marchio di fabbrica degli action movies made in Hong Kong, viene arditamente soppiantato da una concezione balistico-coreografica radicalmente altra, essenzialmente statica e di natura puramente geometrica.
Esemplificativa in proposito - e al tempo stesso indimenticabile - la sequenza della sparatoria al centro commerciale. Qui, in un vasto spazio caratterizzato dal vuoto, sulla cui orizzontalità si innestano verticalmente - disposti come in una enorme scacchiera - gli elementi architettonici (colonne, pareti, scale mobili) e le silhouettes dei personaggi in plastica posa, l'energia sembra tutta vibrare dentro i corpi - immobili nella loro totale concentrazione - e la tensione, tutta implosiva, è suggerita dalle linee vettoriali contrastanti e intersecanti, che si generano proprio dall'estensione degli arti che impugnano le armi e dagli sguardi che indagano, con estrema precisione, lo spazio ostile.
Il film poi sa anche tratteggiare egregiamente, tra disincanto e ironia, il rapporto di solidarietà e amicizia che si sviluppa, a poco a poco, tra i cinque protagonisti, assoldati come guardie del corpo di un boss mafioso.
Il dvd fa parte del catalogo della Dolmen, benemerita casa di distribuzione che sta immettendo nel mercato italiano diversi film orientali, lo si può ordinare via internet o, se si è particolarmente fortunati, trovarlo in vendita in edicola (!).

Per le altre pellicole bisogna rivolgersi purtroppo al mercato d'importazione e conoscere un poco di inglese per leggere i sottotitoli. Ma almeno tre sono i must assoluti (già citati nel precedente articolo).
A Hero Never Dies, struggente canto del cigno dell' epopea di stampo wooiano, in cui To omaggia il nume tutelare del genere con splendide sequenze di scontri a fuoco (memorabile quella dello showdown finale, avvolta nei fumi del locale notturno dove si svolge); ma a rimanere soprattutto impressa è la scena, "magica" per atmosfera e leggerezza, nella quale i due protagonisti - schierati su fronti opposti, ma rispettosi l'uno dell'altro - si incontrano in un bar per sfidarsi in un singolare duello a base di monetine e calici di vino rosso, mostrando un inedito e irripetibile atteggiamento ludico e fanciullesco della loro personalità. All'incontro successivo il rosso versato non sarà più vino ma sangue.

PTU, pellicola che sta ad Hong Kong come il Collateral manniano sta a Los Angeles: stessa unità di tempo, luogo e azione; stessa bravura degli attori; stesso principio diegetico che elegge la città a co-protagonista, indagata e perlustrata nei sui angoli più reconditi attraverso una fotografia superba; identico risultato: eccellente.

Throw Down, poesia in movimento. Il movimento è quello dello judo, la poesia, toccante sino alle lacrime, è quella delle immagini che raccontano una storia di amicizia e di riscatto; di ritrovamento di sé grazie all' "altro" dopo che ci si è persi; di compimento del percorso che il destino riserva ad ognuno, dopo che quello stesso ha imposto delle deviazioni.

Infine, imminente sembra la distribuzione nelle sale cinematografiche italiane di Election, cupa storia di lotta per la successione al vertice delle Triadi, il cui sequel sarà presentato al prossimo festival di Cannes. Non possiamo far altro che sperare. Lunga vita a Johnnie To e al suo immenso cinema!

mercoledì 10 maggio 2006

Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere.

ADV entertainment by multiplayer.it Ufficio Marketing Tel. 0744/2462113
E-mail: marketing@multiplayer.it
SnifFilm ©2009 Tutti i diritti riservati

Valid XHTML 1.0! Valid CSS!