Feast from Far East: il selvaggio cinema orientaleTributo al cinema di Johnnie To - Seconda parte
di Andrea Candelora
stampa l'articolo - invia ad un amico «Girare un film è un continuo viaggio dentro la fantasia e la scoperta di se stessi. Io sento di aver iniziato solamente adesso... sia che si tratti di un film per il mercato o di un film per me stesso, ogni film che ho realizzato mi ha insegnato molto». Sono proprio le pellicole che To gira "per se stesso" quelle che hanno ammaliato cinefili e appassionati di mezzo mondo e che hanno loro insegnato emozioni e stupori autentici e sempre nuovi. E' lo sguardo profondo, simpatetico e amorevole con cui To guarda i suoi "eroi" a costituire un primo elemento di comunanza spirituale con quell'altro gigante del cinema, stavolta americano, che risponde al nome di Michael Mann. In questo universo poetico è rinvenibile altresì una dominante prettamente maschile, che di nuovo avvicina To a Mann e, per rimanere invece in ambito hongkonghese, a Woo, imperniata com'è su valori - così consueti nell'autore di The Killer - quali il rispetto, la lealtà e l'amicizia, rappresentativi di un mondo cavalleresco di antica tradizione in cui l'epos è inscindibile dall'ethos. Allo spessore etico della narrazione condotta da To, si accompagna una qualità visiva dell'immagine che, andata affinandosi pellicola dopo pellicola, ha raggiunto esiti impressionanti. Da quanto detto risulta chiaramente che i contrasti luce/ombra hanno una rilevanza espressiva fondamentale nel linguaggio filmico di To e sono il correlativo visivo-stilistico di una concezione del mondo conflittuale, in cui le relazioni umane si modulano prevalentemente su toni schivi e bruschi e sono improntate di tensioni costanti; nondimeno esse non mancano di distendersi in momenti ludico-ironici o di accendersi in intensi attimi di ruvida poesia. Grande importanza, e non poteva essere altrimenti, riveste anche la componente musicale, che sapientemente aderisce, di volta in volta, al mood portante del film o all'atmosfera di una singola scena, partecipando attivamente alla formazione di quel precipitato di suggestioni ed emozioni che si condensa alla base delle immagini, là dove esse vengono abitate dai volti dei personaggi, dai loro corpi e dalle azioni che questi ultimi compiono. La visibilità del cinema di To in Italia, come detto in precedenza, è purtroppo assai limitata. Qualcosa vivaddio si sta però smuovendo; l'anno scorso è arrivato, per la prima volta, un suo film nelle sale, si tratta di Breaking News ed è ora recuperabile in dvd presso una qualsiasi, decente, videoteca. Consigliabilissimo; non è annoverabile tra i vertici della sua produzione, ma è un poliziesco comunque diverse spanne sopra la media attuale dalle nostre parti: adrenalinico, critico nei confronti dei mass-media e con un incipit in piano-sequenza - questo sì davvero eccezionale - che a livello di virtuosismo rivaleggia alla pari con quelli di Scorsese, De Palma e soci. Necessario invece, non ci sono altri termini, è The Mission. Rivoluzionario esemplare di noir-zen dove l'originale dinamismo-cinetico, marchio di fabbrica degli action movies made in Hong Kong, viene arditamente soppiantato da una concezione balistico-coreografica radicalmente altra, essenzialmente statica e di natura puramente geometrica. Per le altre pellicole bisogna rivolgersi purtroppo al mercato d'importazione e conoscere un poco di inglese per leggere i sottotitoli. Ma almeno tre sono i must assoluti (già citati nel precedente articolo). PTU, pellicola che sta ad Hong Kong come il Collateral manniano sta a Los Angeles: stessa unità di tempo, luogo e azione; stessa bravura degli attori; stesso principio diegetico che elegge la città a co-protagonista, indagata e perlustrata nei sui angoli più reconditi attraverso una fotografia superba; identico risultato: eccellente. Throw Down, poesia in movimento. Il movimento è quello dello judo, la poesia, toccante sino alle lacrime, è quella delle immagini che raccontano una storia di amicizia e di riscatto; di ritrovamento di sé grazie all' "altro" dopo che ci si è persi; di compimento del percorso che il destino riserva ad ognuno, dopo che quello stesso ha imposto delle deviazioni.
mercoledì 10 maggio 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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