Feast from Far East: il selvaggio cinema orientaleDELLA VENDETTA ovvero la sorprendente trilogia di Park Chan-wook tra noir e melò
di Andrea Candelora
stampa l'articolo - invia ad un amico Per me la vendetta è il soggetto più drammatico ed estremo che possa esistere al mondo, rappresentarla in un film, descrivere i sentimenti delle persone coinvolte nella sua realizzazione è un processo molto intenso che cattura del tutto la mia attenzione. Park Chan-wook La voce di una speaker radiofonica legge una lettera, in essa un giovane sordomuto si rivolge all'amata sorella maggiore gravemente ammalata, rievoca la felicità trascorsa insieme, le dichiara commossa riconoscenza e le promette che la salverà donandole un proprio organo; nel frattempo scorrono le immagini su cui si adagiano i titoli di testa, dallo studio di trasmissione si passa al flashback dell'idillio giocoso dei due, bambini, in riva ad un fiume, per giungere poi ai due giovani che in esterno giorno ammirano l'orizzonte luminoso: lui cinge lei con un braccio, lei ha la testa dolcemente reclinata sulla spalla di lui, ascolta una radio con l'auricolare e, in dettaglio, una lacrima le riga il bel viso. Totale in campo lungo. Primo piano dei due volti. Dissolvenza in nero a chiudere la sequenza, su cui si stampa "director Chan-wook Park". La successiva rinascita dell'immagine coincide brutalmente con la morte dell'illusione salvifica coltivata dal protagonista; il trapianto non è possibile per l'incompatibilità dei gruppi sanguigni (sul piano del montaggio alla dissolvenza quasi sognante fa da contrappunto lo stacco brusco sul primo piano di un dottore). Così inizia Sympathy for Mr. Vengeance (Mr. Vendetta, 2002), ciò che seguirà, ovvero l'inarrestabile spirale di morte e di inaudita violenza, non risparmierà nessuno dei personaggi e per un tragico paradosso essa sarà proprio scatenata dall'amore sconfinato di Ryu per sua sorella e dal suo conseguente desiderio di salvarla a tutti i costi. In questo pugno di immagini, voci e musica che le accompagna (un pianoforte suona una melodia di dolente dolcezza) è già racchiuso il nucleo poetico non solo di questo film ma dell'acclamata trilogia della vendetta tutta, che ha portato alla ribalta in occidente questo regista sudcoreano, il quale, dopo aver conseguito una laurea in filosofia, si è subito dedicato al cinema, dapprima scrivendo saggi e recensioni e poi, dal '92, girando film. Tra quelli precedenti alla summenzionata trilogia va ricordato il giallo politico Joint Security Area, prodotto nel 2000, che è stato uno straordinario successo di pubblico e di critica, in patria e nell'intero sud-est asiatico, rivelandosi come un vero e proprio blockbuster con l'anima, in grado cioè di coniugare una pregevole fattura tecnica a contenuti di spessore e finanche scomodi politicamente, trattando della divisione tra le due Coree. Tale nucleo è ascrivibile ad una matrice melodrammatica, insita nel codice genetico della trilogia e, a ben vedere, di tanta cinematografia coreana contemporanea. Cosicché questi film possono considerarsi a tutti gli effetti degli splendidi melodrammi-noir, in cui il rosso cruento del sangue si mescola e si confonde con quello simbolico, ma non meno denso, di sentimenti d'amore totale che deflagrano allorquando viene drammaticamente a mancare il soggetto amato e che conducono i personaggi ad azioni estreme e inusitate. Ritornando ancora un poco sul testo di Mr. Vendetta, sottostanno a questa terribile dinamica sia il protagonista che l'antagonista (il padre della bimba che Ryu rapisce a scopo d'estorsione), i quali in tal modo consentono al tema portante del film di svilupparsi lungo un duplice binario narrativo, con conseguente amplificazione dello stesso agli occhi dello spettatore. Va da sé che la massima intensità è ovviamente raggiunta nel faccia a faccia definitivo tra i due vendicatori, ciascuno vittima e carnefice al tempo stesso. Il finale, del tutto beffardo e imprevedibile, sancisce, con spietata lucidità, la concezione di un mondo ormai senza via di scampo, dalla cui violenza è impossibile fuggire. Al pianoforte struggente e pietoso dei titoli di testa, si è sostituita una partitura fatta di sonorità aspre e dissonanti, accompagnata da una voce che urla, sgraziata, una lamentosa cantilena. Ora i titoli scorrono sul buio. Non c'è più speranza. Nemmeno per le immagini. La strategia narrativa del raddoppiamento tematico (secondo uno schema che prevede non uno bensì due personaggi, "funzioni" della vendetta, che interagiscono tra loro) è rinvenibile anche nei capitoli successivi. Applicata in modo sempre diverso essa ossigena il cuore melò dei film, che pulsa di volta in volta con rinnovato vigore affabulatorio ed emozionale. Così, nel meritatamente assai celebrato Old Boy (2003), la sete di vendetta del protagonista Daesu verso chi lo ha crudelmente tenuto prigioniero per quindici anni si scopre in realtà essere reazione essa stessa alimentata da un precedente impulso di vendetta, quello dell'antagonista, che trova sbocco in uno spietato disegno calcolato meticolosamente a lungo termine e la cui causa è la tragica fine di un amore per colpa di Daesu. L'ultimo tassello del trittico, come per un dovere di esaustività nella trattazione dell'argomento, declina il tema in chiave femminile, annunciandolo sin dal titolo Symphaty for Lady Vangeance (Lady Vendetta, 2005). Innanzitutto la figura di Geum-ja, l'eroina del film, permette all'autore di delineare una tipologia di personaggio del tutto nuova per il suo cinema incandescente: quella della madre. La frizione melodrammatica, in questo terzo episodio, sembra dapprima posta più a margine, nel fuori-campo della storia narrata; essa pertiene al rapporto tra Geum-ja e l'uomo che si è macchiato dell'omicidio di un bimbo costringendola ad assumersi le responsabilità dell'atroce delitto. All'atmosfera meno plumbea del film concorre anche l'uso dell'ironia, nella caratterizzazione di alcuni personaggi così come nella rappresentazione di certe situazioni. Questo fattore contraddistingue, in maniera piuttosto evidente, Lady Vendetta dai primi due film, rendendolo agli occhi dello spettatore più leggero. Inoltre, questa inaspettata resa dei conti permette a Park, sull'asse strutturale, una singolare variazione del caratteristico raddoppiamento tematico. Se in precedenza esso sottendeva una logica di opposizione agonistica, in cui le due funzioni vendetta risultavano antitetiche (Ryu vs padre della bambina; Daesu vs suo sequestratore), ora presuppone una logica di partecipazione solidaristica, secondo la quale le due urgenze di vendetta - quella individuale di Geum-ja e quella collettiva delle famiglie delle vittime - convergono fino a diventare una estensione e completamento dell'altra. All'impulso individualista prettamente maschile è subentrata un'istanza di collaborazione più marcatamente femminile. giovedì 9 marzo 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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