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Antonietta Longo: la decapitata del lago

di Enrica Papetti

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Antonietta Longo: la decapitata del lago

Antonietta Longo nasce in Sicilia il 25 luglio 1925. Nel secondo dopoguerra tanti emigrano dalle campagne per raggiungere le grandi città in cerca di fortuna. E così fa anche Antonietta. Da Mascalucia, in provincia di Catania, si trasferisce a Roma in cerca di un lavoro stabile e redditizio. E trova l'opportunità di fare la cameriera a casa della famiglia del medico Gasparri. La sua vita nella capitale trascorre tranquilla: Antonietta è una ragazza serena, ha diverse amiche e qualche amoretto di poca importanza.

A fine giugno del 1955, Antonietta, che lavora ormai da dieci anni nella villa dei Gasparri, chiede alcuni giorni di ferie per ritornare in Sicilia a trovare la sua famiglia. Il 14 marzo la ragazza, in previsione della sua partenza, ha già prelevato tutti i suoi risparmi: 213.120 lire. Il 4 aprile ha depositato alla stazione Termini una valigia con gli indumenti. Il 5 luglio Antonietta imbuca una lettera indirizzata ai suoi genitori in cui scrive di aver conosciuto un uomo del quale si è profondamente innamorata. Lo vuole sposare e vuole dare alla luce tanti bambini. Da quel giorno di Antonietta non si sa più nulla. Si sa solo che non ha preso il treno quella mattina e che probabilmente ha trascorso alcuni giorni in una pensione. La famiglia Gasparri ne denuncia la scomparsa.
Il 10 luglio 1955, a Castel Gandolfo, un meccanico e un sacrestano trovano, sotto un mucchio di giornali, un cadavere completamente nudo e privo della testa. Il corpo appartiene ad una giovane donna, alta approssimativamente un metro e 60. Unico segno riconoscibile: un orologio al polso marca Zeus. Inizia così uno dei casi più macabri e misteriosi della storia italiana: il caso della decapitata di Castel Gandolfo.

Ma chi è quella donna massacrata con sette coltellate a cui hanno reciso, in maniera quasi chirurgica, la testa? L'indagine si presenta da subito molto complessa. Dapprima si cerca nell'elenco delle donne di cui è stata denunciata la scomparsa. La polizia, per la prima volta, usa la televisione: viene mandata in onda la foto dell'orologio nella speranza che venga riconosciuto da qualcuno. L'opinione pubblica è in fermento: l'unica cosa certa è che la donna è stata uccisa esattamente nello stesso punto in cui è stata ritrovata. Lo testimoniano le enormi chiazze di sangue formate dopo la decapitazione. Fortunatamente (come avviene sempre o quasi...) l'assassino della donna ha commesso un grave errore: le ha lasciato al polso l'orologio marca Zeus. Inoltre, vicino al cadavere, vengono rinvenuti un piccolo portachiavi, un orecchino con un pendente triangolare, il frammento di una foto che raffigura un uomo ed una donna abbracciati.

La polizia inizia a setacciare tutte le gioiellerie: di quel modello d'orologio ve ne sono solo 150 esemplari. Grazie ai controlli incrociati, anche delle impronte della vittima con quelle ritrovate in casa Gasparri, quel corpo senza volto ha un nome: si tratta proprio di Antonietta Longo, la domestica siciliana. Dall'autopsia emerge un particolare agghiacciante: alla donna, ancora in vita, sono state asportate le ovaie. Per alcuni è sembrato da subito un intervento effettuato dalla mano esperta di un chirurgo, per altri solo un gesto di "bassa macelleria".
Il caso della decapitata del lago non è mai stato risolto. Antonietta Longo riposa nel cimitero di Mascalucia, il suo paese, aspettando che qualcuno riesca a trovare il suo assassino.

venerdì 24 ottobre 2008

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