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Ciccio e Tore Pappalardi: la verità in fondo a un pozzo

di Enrica Papetti

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Ciccio e Tore Pappalardi: la verità in fondo a un pozzo

E' il 5 giugno 2006. A Gravina, un paese in provincia di Bari, due fratelli, Francesco (detto Ciccio) e Salvatore (detto Tore) Pappalardi, rispettivamente di 13 ed 11 anni, scompaiono nel nulla. Gli ultimi a vederli sono alcuni amichetti; uno di loro, alcuni mesi dopo, testimonierà di aver visto i due salire sull'auto del padre. Il 6 giugno la notizia fa il giro di tutt'Italia e non solo. I genitori Filippo e Rosa, separati, lanciano un appello affinché i loro due figli, che vivono con il padre e la sua convivente, ritornino a casa sani e salvi. La prima ipotesi è quella di una fuga volontaria. Partono le ricerche. Vengono impiegati sommozzatori, vigili del fuoco, vigili urbani, il soccorso alpino e centinaia di volontari che vogliono ritrovare Ciccio e Tore.

A quindici giorni dalla scomparsa, cominciano a farsi avanti altre ipotesi: che siano stati rapiti? Inizia il lungo interrogatorio dei genitori e la Questura di Bari diffonde l'ultimo fotogramma dell'avvistamento di Francesco all'interno di una banca proprio al centro di Gravina. Si batte anche la pista rumena del traffico di organi. I primi sospetti ricadono su Filippo. Il padre dei due bambini riceve un avviso di garanzia per sequestro di persona, la sua casa e il suo appezzamento di terreno vengono setacciati. Il 16 marzo 2007, dopo una segnalazione, si scava anche nei terreni vicini all'abitazione della mamma Rosa. Le ricerche danno esito negativo. E' il 16 ottobre 2007 ed ormai le speranze di ritrovare Ciccio e Tore in vita si affievoliscono sempre di più. Il procuratore della Repubblica di Bari Emilio Marzano crede proprio che i due bambini siano morti. Il 27 novembre 2007, il padre Filippo Pappalardi viene arrestato con l'accusa di aver sequestrato e ucciso i due figli e di aver occultato i cadaveri per sviare le indagini. L'uomo, comunque, si professa innocente. Il 13 dicembre 2007, il riesame conferma che Filippo Pappalardi deve rimanere in carcere.

Sembra uno dei tanti misteri irrisolti, quello di Ciccio e Tore, uno di quei tanti casi, come Cogne, Garlasco, Perugia, che è destinato a rimanere irrisolto. Ma la storia dei due fratellini, prende una piega diversa. Proprio al centro di Gravina, esistono diverse case abbandonate, dove i bambini sono soliti andare a giocare. Si sa, infatti, che edifici di questo tipo sviluppano non poco la fantasia dei ragazzi. Lunedì 25 febbraio 2008, un bambino di 11 anni, mentre sta giocando proprio in una di queste costruzioni con gli amici, cade accidentalmente in una cisterna profonda 25 metri. La casa nella quale si trova questo pozzo è in via Giovanni Consolazione, proprio vicino alla pineta comunale ed alla stazione ferroviaria, nel centro di Gravina. Gli altri coetanei danno subito l'allarme e sul posto si radunano vigili del fuoco e forze dell'ordine per cercare di estrarre, il prima possibile, il corpo del ragazzo. Mentre sono in atto le procedure per riportare in superficie il malcapitato, i soccorritori fanno una terribile quanto inquietante scoperta: in fondo alla cisterna, vi sono i resti umani di due bambini che potrebbero far pensare proprio a Ciccio e Tore, dato l'abbigliamento dei due, identico a quello dei fratelli Pappalardi il giorno della scomparsa.

La mamma Rosa apprende la notizia dai telegiornali e si sente trasalire. Gravina è in subbuglio e tutti si precipitano verso la cisterna, al centro del paese. Il bambino, con enormi fatiche, viene recuperato e trasportato nel reparto di rianimazione. Ha le gambe fratturate ed un trauma cranico. Poi l'angosciante recupero dei due corpi senza vita. Si trovano in posizione fetale, uno di loro ha il pollice in bocca. Inizia la procedura per il riconoscimento. La mamma Rosa non ha dubbi: i due corpi sono di Ciccio e Tore. Ora occorre fare l'autopsia per capire le cause della loro morte. Il padre, dal carcere, non versa una lacrima e dice solo "Se c'è un Dio, la verità verrà fuori". Intanto, l'avvocato di Pappalardi è pronto a presentare l'istanza di scarcerazione del suo assistito. Rosa, invece, non riesce a trattenere il dolore e sviene. I due corpi vengono trovati a sette metri di distanza l'uno dall'altro e sono entrambi privi di scarpe. Iniziano le ipotesi: come hanno fatto i due a finire là dentro? Sono caduti o qualcuno li ha fatti precipitare giù? Ma soprattutto: come è possibile che gli investigatori abbiano seguito addirittura la pista rumena del traffico di organi e non si siano accorti che in realtà i due si trovavano a pochi metri da casa? Ora, l'unica ipotesi plausibile è che Ciccio e Tore siano morti di freddo e di stenti e che nessuno abbia sentito le loro grida di aiuto. In tutta questa vicenda, spunta fuori un particolare davvero inquietante: un anno fa la mamma di Ciccio e Tore aveva sognato che Francesco era caduto dentro un pozzo.

mercoledì 27 febbraio 2008

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