Giro di NeraL'eccidio di Sant'Anna: 560 morti
di Enrica Papetti
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Uno scenario agghiacciante si aprì, quel 12 agosto 1944, davanti agli occhi dei pochi superstiti. Il fetore dei cadaveri, che ancora friggevano, ammorbava l'aria, un bambino abbandonato in piazza semimorente con le braccia irrigidite protese in cerca di aiuto struggeva il cuore di tanti uomini. Tutto questo e molto di più fu il famoso eccidio di Sant'Anna di Stazzema, uno dei più grandi crimini contro l'umanità commesso dai tedeschi del 16° battaglione SS della 16ª divisione corazzata. All'alba del 12 agosto 1944, nonostante il paese fosse stato considerato all'inizio "zona bianca", ossia una località adatta ad accogliere sfollati, tre reparti delle SS salirono a Sant'Anna ed in breve tempo circondarono il paese. Alcuni abitanti riuscirono a rifugiarsi nei boschi per non essere deportati, ma molti, tra donne e bambini, rimasero nelle loro abitazioni, certi che nulla sarebbe capitato loro. Purtroppo la storia andò diversamente: vennero uccise barbaramente 560 persone. I nazisti le rastrellarono, le chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, le uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. Seppellire i morti non fu cosa semplice: accorsero sul posto tantissimi volontari, ma il rischio di infezioni causate dalle punture delle mosche che si annidavano sopra i cadaveri era molto alto. Nessuno aveva maschere né disinfettanti: solo una piccola bottiglietta di alcool ed un po' di cotone per tamponarsi il naso. La storia che, durante l'eccidio, commosse tutti fu quella della famiglia Tucci. Antonio Tucci, ufficiale di marina proveniente da Foligno, era padre di otto figli. La sua era una famiglia bellissima, fino a quella mattina del 12 agosto quando vennero tutti sterminati. Preso da un dolore folle, tentò anche lui di gettarsi nella fossa scavata per i corpi ma venne trattenuto. Rimase per qualche giorno come pazzo. Altra storia commovente fu quella di Liana Antonucci che, all'epoca dei fatti, aveva solo 9 anni. Ricorda che era a spasso a braccetto con la nonna. All'improvviso, alcuni nazisti strattonano l'anziana e le tirano una revolverata. La piccola si salvò, nascosta sotto l'ammasso dei cadaveri. Oppure la storia di Evelina Berretti, giovane di Sant'Anna al nono mese di gravidanza, uccisa dai nazisti i quali, dopo averla massacrata, le tolsero dal ventre il feto con la canna del fucile. La ricostruzione degli avvenimenti, l'attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l'eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare della Spezia e conclusosi nel 2005 con la condanna all'ergastolo per dieci ex SS colpevoli del massacro. Fondamentale, nel 1994, fu anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi "armadio della vergogna", poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra. L'8 novembre 2007 sono stati confermati dalla Corte di Cassazione gli ergastoli all'ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. La Cassazione si è espressa contro la richiesta di rifare il processo in quanto i soldati delle SS sentiti come testimoni dovevano essere considerati coimputati. La sentenza rigetta questa tesi e conferma che l'eccidio è stato un atto terroristico premeditato. Nel luogo del massacro rimasero tanti oggetti che, successivamente, vennero raccolti dalle famiglie dei defunti e conservati. Alcuni di questi si trovano in una teca all'interno della Sala Rossa del Museo Storico della Resistenza di Sant'Anna di Stazzema. giovedì 9 ottobre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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