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1992-2009: il calvario di Eluana Englaro

di Enrica Papetti

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1992-2009: il calvario di Eluana Englaro

E' il 18 gennaio 1992. Una ragazza di 20 anni, mentre torna a casa da una festa a Pescate, alle porte di Lecco, in compagnia di amici finisce, intorno alle 4 del mattino, con la sua auto contro un palo. Viene subito ricoverata per trauma cranico, ma ben presto entra in stato vegetativo. Le speranze che possa riprendersi da quella condizione sono pressoché nulle. Inizia così il lungo calvario di Eluana Englaro, la giovane che il 9 febbraio 2009 è morta nella casa di cura di Udine.

Ma chi era Eluana e soprattutto perché la sua storia ha fatto il giro del mondo? Ricostruiamo con ordine la vicenda. Nel gennaio 1993, la diagnosi, fatta dai medici l'anno prima, diventa definitiva: Eluana è in uno stato vegetativo permanente. Nel 1994, la ragazza viene portata nella casa di cura di Lecco "Beato Luigi Talamoni" gestita dalle suore misericordine. Subito le consacrate cominciano a prendersi cura di lei con amore, portandola anche fuori in giardino. Nel 1999 entra in gioco la figura del padre di Eluana: Beppino Englaro. Chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l'alimentazione artificiale della figlia, richiesta che peraltro non viene accolta. Beppino, però, non si dà per vinto. Ottiene, l'anno seguente, nel 2000, un incontro con il presidente Ciampi, al quale comunica che la sua è anche la volontà di Eluana la quale non avrebbe mai voluto continuare a vivere in quelle condizioni. Ma il calvario è ancora lungo.

Nel 2003 viene ripresentata e di nuovo respinta la richiesta di lasciar morire Eluana. Solo nel 2005, dopo tredici anni da quel terribile giorno, sembra aprirsi per la famiglia Englaro un piccolo spiraglio. Il 20 aprile la Cassazione, pur avvallando la decisione dei giudici milanesi presa nel 2003, ritiene che non potesse essere accolta poiché mancavano "specifiche risultanze" sulle reali volontà della ragazza. Così, il 16 ottobre 2007 la Cassazione rinvia la decisione alla Corte d'Appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l'interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l'accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento.

Il 9 luglio 2008 viene concessa la sospensione dell'alimentazione. Nell'opinione pubblica è caos totale: iniziano a formarsi gruppi, ognuno con il proprio personale pensiero. C'è chi ritiene che sia giusto far terminare a Eluana le sofferenze e chi pensa che questo significherebbe ucciderla. Il 14 luglio 2008, Giuliano Ferrara, insieme ai membri del "Movimento per la Vita", depone sul sagrato del Duomo di Milano, per protesta, migliaia di bottigliette d'acqua: Eluana non deve morire né di fame, né di sete. Come succede molto spesso, il caso Englaro diventa ben presto anche una questione politica. Il 16 luglio 2008, infatti, Camera e Senato si scagliano contro la Cassazione ed il caso finisce nelle mani della Corte Costituzionale. Le polemiche non tardano ad arrivare. Il comitato "Scienza e Vita", alcuni parlamentari, molti cittadini e le suore che hanno accudito la giovane lanciano un appello accorato contro la sospensione delle cure.

Dal canto loro, i familiari di Eluana chiedono alla regione Lombardia di trovare un luogo adatto dove poter eseguire quanto stabilito dalla Corte d'Appello, l'interruzione dell'alimentazione. La regione non acconsente. Intanto le condizioni di Eluana, già in stato vegetativo, iniziano ad aggravarsi. Sulla questione intervengono anche medici di fama mondiale e cardinali i quali non tardano a far arrivare la loro indignazione per quel gesto che definiscono una "mostruosità". Dopo continue battaglie, Eluana, il 3 febbraio 2009 alle ore 5.30, viene accolta nella casa di cura "La Quiete" di Udine per l'attuazione della procedura di sospensione dell'alimentazione. I giornalisti braccano l'ambulanza della giovane per riuscire a strappare anche una fugace inquadratura e gli attivisti cercano di fermare il mezzo. Il corpo della ragazza dopo 17 anni di stato vegetativo, è praticamente irriconoscibile. Viene portata immediatamente, per questioni di privacy, al terzo piano della clinica. Il 9 febbraio 2009, dopo quattro giorni di stop all'alimentazione artificiale, Eluana Englaro è morta proprio a "La Quiete". Beppino, il padre, non ha voluto rilasciare dichiarazioni: ha solo invitato i suoi amici più cari a lasciarlo solo.

martedì 10 febbraio 2009

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