Giro di NeraL'Inferno in Kenya
di Enrica Papetti
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Si sono rifugiati in una chiesa cristiana per sfuggire alle violenze che, da giorni, stanno investendo il loro paese e sono morti bruciati vivi. Questo è quanto accaduto martedì 1 gennaio 2008 a Nairobi, capitale del Kenya, diventata, dopo le contestate elezioni del 27 dicembre scorso, teatro di continue rappresaglie. Ad appiccare il fuoco uccidendo circa 30 persone di etnia kikuyu e lasciandone più di 40 ustionate ed in gravi condizioni, tra cui diversi bambini (a salvarsi dal massacro avvenuto nella chiesa pentecostale delle Assemblee di Dio solo un bambino di circa 11 anni) secondo alcune fonti accreditate, sarebbe stata la folla che, armata di archi e frecce, si è precipitata ferocemente in chiesa. Tale episodio di efferata violenza ha comportato l'esodo di 100.000 kenyoti che stanno continuamente fuggendo dal loro paese attraversando i confini con l'Uganda. Una situazione politica, dunque, letteralmente incandescente, fatta di continui "rimpalli" che hanno gettato nel caos e stanno insanguinando l'intero paese. Il presidente Mwai Kibaki accusa il suo rivale politico Raila Odinga, della tribù dei Luo terza etnia del paese, di essere responsabile del "genocidio" in Kenya, mentre dall'opposizione si parla di pulizia etnica ad opera di Kibaki, la cui tribù kikuyu è stata, fin dal 1963 anno dell'indipendenza, la protagonista della vita economica e politica dello stato africano. Accuse, dunque, reciproche che stanno spargendo sangue nell'intero paese. Ad aggiungere "carne al fuoco", il responsabile della Commissione elettorale del Kenya, Samuel Kivuitu, ha detto di non sapere se Kibaki ha vinto le elezioni. Secondo Abbas Gullet, il responsabile locale della Croce Rossa, tali rappresaglie si stanno trasformando sempre più in calamità nazionali, visto che dalla lotta politica si passa facilmente a quella di etnia. Secondo alcune fonti religiose, infatti, sarebbero ormai a centinaia i kikuyu, letteralmente impauriti, che hanno cercato rifugio nelle chiese della zona della città keniana occidentale di Eldoret, dove molte case sono state incendiate e dove è ormai pericoloso muoversi. E non solo per gli incendi, ma anche per i continui stupri che stanno terrorizzando la capitale Nairobi. Nessuno esce più di casa, i negozi rimangono chiusi e molte città sono diventate "fantasma". Secondo le testimonianze di alcuni missionari, i cibi ormai iniziano a scarseggiare, gli scaffali dei negozi sono semivuoti, le strutture sanitarie sono in uno stato terribile e non è difficile pensare che a breve possa scoppiare una vera e propria epidemia. I più colpiti da queste tensioni sono ovviamente i più poveri, ovvero la maggior parte della popolazione che vive negli slum della città e nelle zone rurali, molti dei quali sono stati costretti, per paura, a lasciare le proprie abitazioni. Per far fonte a questa situazione sono giunti, in questi giorni, nell'ovest del Kenya, undici camion dell'Onu, sotto scorta della polizia, con scorte di cibo sufficienti per due settimane per gli sfollati. L'ultima tra le notizie di questa efferata violenza "etnica" arriva dall'Uganda ed è stata confermata dalle autorità di frontiera: sabato scorso, 30 rifugiati che viaggiavano a bordo di due camion sono stati fermati ad un posto di blocco. Quando i miliziani si sono resi conto che erano kikuyu li hanno gettati in un fiume: nessuno di loro è riemerso. A causa di questo clima di forti tensioni, la Farnesina consiglia agli italiani di rinviare i viaggi in Kenya fino al ristabilimento di condizioni di normalità. I connazionali, invece, già presenti nel paese africano, sono invitati a rimanere lontani dai luoghi molto affollati e ad informarsi costantemente, anche tramite la stampa, di manifestazioni organizzate durante il loro soggiorno in Kenya nonché di rimanere sempre aggiornati sull'accessibilità delle vie di comunicazione. giovedì 10 gennaio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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