Giro di NeraMaurizio Minghella, il serial killer di prostitute
di Enrica Papetti
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Uccide le prostitute, come nei fumetti, quelli di sesso violento che è solito leggere. Lui è Maurizio Minghella, classe 1958, definito da tutti il più grande omicida seriale d'Italia. E' un uomo come tanti, ma con una mente malata che cova un odio smisurato per le donne, le sue vittime. Minghella ha bisogno di uccidere, perché quando ammazza si eccita. E le sue vittime sono le donne, in particolare prostitute. Ma il delitto più efferato di Minghella è quello di Tina Motoc, 27 anni con un bambino di 2. Il capo della Omicidi, Marco Basile, davanti al cadavere maciullato della donna, non riesce a trattenere vomito e lacrime. La scia dei delitti sembra inarrestabile. Condannato all'ergastolo nel 1982, il serial killer continua a professarsi innocente. In carcere la sua condotta è ineccepibile: Minghella si comporta bene, è un tipo tranquillo, non dà problemi. Nel 1995 ottiene il "premio" della semilibertà. Può uscire nelle ore diurne per lavorare. Minghella trova lavoro come falegname nella comunità del Gruppo Abele di don Ciotti. Lì conosce una donna da cui avrà un figlio nel 1998. Si trova un appartamento dove poter andare a vivere con la sua nuova compagna. Sembra, dunque, che la sua esistenza, dopo la galera, sia davvero cambiata. Ma non è così. Nel 1996, Minghella si assenta sempre più spesso dal lavoro e, proprio in concomitanza di ciò, avvengono a Torino orrendi delitti di prostitute, violentate e poi barbaramente uccise. La polizia è costretta a riaprire l'indagine ed il primo sospettato non può che essere Minghella. Nel 2003, dopo un'evasione durata qualche ora, il serial killer delle prostitute viene condannato all'ergastolo per l'uccisione di Tina Motoc, Fatima Didou, strangolata con il laccio di una tuta da ginnastica, e la 67enne Cosima Guido, condanna confermata l'8 giugno 2005 dalla Corte di Cassazione. Dicono che solo una donna sia riuscita a salvarsi dalla furia omicida di Minghella, per un'intuizione psicologica. Il "mostro di Torino", infatti, sente la necessità di essere sempre gratificato sotto l'aspetto sessuale: la sua mascolinità non deve essere mai compromessa. La donna che riesce a mettersi in salvo gli dice: "Tu sei un vero uomo, vorrei essere la tua donna". martedì 17 giugno 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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