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RAF: Rote Armee Fraktion

di Enrica Papetti

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RAF: Rote Armee Fraktion

Germania occidentale, anni '70. Bombe, attentati mortali, sequestri di persona, efferati omicidi. Tutti firmati da un'unica sigla: RAF, Rote Armee Fraktion (Frazione Armata Rossa). Ma chi si nasconde dietro questo nome? La banda Baader Meinhof, uno dei gruppi terroristici di estrema sinistra più spietati del dopoguerra.
Andreas Baader inizia la sua attività terroristica nel 1968, quando, con la sua fidanzata, lancia una bomba incendiaria in un negozio di Francoforte. Il 14 maggio 1970, dopo un periodo in galera, riesce ad evadere grazie all'aiuto di Ulrike Meinhof, giornalista. La Meinhof fa parte della sinistra più radicale e non risparmia articoli infuocati contro l'intervento americano in Vietnam. Insieme, in clandestinità, fondano la RAF, un'organizzazione terroristica di estrema sinistra di ispirazione marxista-leninista legata appunto alla sinistra più radicale tedesca; l'obiettivo è combattere l'imperialismo americano sostenuto dalle istituzioni.

Il primo delitto di cui si macchia la RAF avviene il 22 ottobre 1971. Ad Amburgo, i membri dell'organizzazione terroristica Irmgard Möller e Gerhard Müller (che nel frattempo si sono uniti a Baader e Meinhof) cercano di aiutare Margrit Schiller, arrestata in uno scontro a fuoco. Il poliziotto Heinz Lemke viene ferito a un piede, mentre il poliziotto Norbert Schmid, 33 anni, viene ucciso. Uno dei delitti più efferati di cui si macchia la RAF è quello di Hanns-Martin Schleyer, uomo d'affari tedesco, membro del partito politico dell'Unione Cristiano Democratica e rappresentante confindustriale. Nel 1977 viene rapito e giustiziato dopo un mese e mezzo di prigionia. L'ultimo attacco della RAF (molti credono che sia appoggiata dalla Stasi, il servizio segreto della Germania orientale) avviene nel 1993: una bomba distrugge una prigione a Weiterstad.

Il 1 giugno 1972 Baader, insieme ad alcuni suoi compagni, viene catturato a Francoforte dopo un interminabile conflitto a fuoco. Baader fu condannato in quello che è stato il più lungo e costoso processo della storia tedesca. A quindici giorni esatti di distanza, nelle vicinanze di Hannover, anche Ulrike Meinhof subisce la stessa sorte: viene arrestata e, il 29 novembre 1974, condannata a 8 anni di prigione per l'attentato con esplosivo alla casa editrice Axel Springer Verlag, avvenuto ad Amburgo. Ma ad unire Baader e Meinhof c'è molto di più: ci sono gli ideali per cui hanno sempre combattuto e per i quali sono disposti anche a morire.

Il 9 maggio 1976, la Meinhof viene trovata impiccata alle sbarre della sua cella. Il 18 ottobre 1977, Baader e Gudrun Ensslin (la sua fidanzata) vengono trovati morti in carcere. Baader presenta, sul corpo, lesioni da arma da fuoco, mentre Ensslin sembra essere stata strangolata con il filo di un altoparlante. Omicidio o suicidio? Questo il dubbio che attanaglia l'opinione pubblica tedesca e non solo. Nonostante evidenti dettagli abbiano da sempre portato a sposare la tesi del suicidio collettivo, esistono ancora alcune correnti di pensiero che attribuiscono questi fatti ad una sorta di esecuzione sommaria di criminali.

sabato 15 novembre 2008

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