Giro di NeraMorire a tre anni, a Cogne
di Enrica Papetti
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Sono le 8 del mattino del 30 gennaio 2002. La cittadina di Cogne, in provincia di Aosta, ha un brusco risveglio in una fredda giornata d'inverno. Il piccolo Samuele Lorenzi, tre anni, figlio di Anna Maria Franzoni e di Stefano Lorenzi, viene trovato agonizzante proprio dalla sua mamma. Sul suo capo quattordici ferite che hanno causato una forte emorragia. Tutto questo sembra verificarsi negli otto minuti in cui la mamma accompagna l'altro figlio Davide a prendere l'autobus, poco distante dalla loro abitazione. Anna Maria, sconvolta, una volta resasi conto della gravissima situazione, telefona immediatamente al 118 ed al suo medico, la quale interviene per prima e suppone che Samuele possa essere morto a causa di un aneurisma. Tutta questa storia, però, non convince i soccorritori del 118 i quali iniziano ad ipotizzare che si tratti di un infanticidio. Sul posto, accorrono i carabinieri per fare chiarezza. A quaranta giorni dalla morte del piccolo Samuele, la mamma, Anna Maria Franzoni, viene iscritta nel registro degli indagati. E' l'ultima, infatti, ad aver visto il piccolo Samuele vivo. A sei anni da quel tragico giorno, la verità stenta ancora a venire a galla nonostante la villetta dei Lorenzi sia stata scandagliata in lungo ed in largo. L'arma del delitto non verrà mai trovata. La gente del posto è sgomenta, non riesce davvero a credere che la donna, classe 1971, si sia potuta macchiare di un delitto così grave: uccidere il proprio figlio. Le indagini si rivelano da subito delicate e difficoltose nonostante l'utilizzo delle tecniche più sofisticate a disposizione: manca, infatti, l'arma del delitto e soprattutto il movente. Nel 2004 Anna Maria Franzoni viene condannata in primo grado a 30 anni di carcere, ma la difesa non molla. Le ultime perizie psichiatriche sulla donna portano alla luce un suo aspetto interiore: la personalità di Anna Maria è affetta da nevrosi isterica. Nel 2007, la pena viene abbreviata a 16 anni e la donna, tutt'oggi, è libera in attesa del verdetto della Cassazione previsto a maggio 2008. La Franzoni, da parte sua, si continua a proclamare innocente, supportata dalla sua famiglia e da suo marito. Piange in tv perché ha paura di non essere creduta e, nel 2006, si improvvisa pure scrittrice, uscendo con il suo libro "Le Verità" nel quale racconta la vicenda vista con i suoi occhi di madre. Il caso Cogne è diventato, oggi, un vero e proprio caso mediatico, di cui ogni tanto si ritorna a parlare, non solo per gli sviluppi, ma anche per quella cinica curiosità che contraddistingue, a mio parere, l'essere umano. In tanti si mettono in fila per aggiudicarsi il primo posto al processo, con quella vena di sadismo pronta ad attaccare. Iniziano, di pari passo, anche a fioccare le ipotesi: c'è chi pensa che sia stato il fratellino, chi la psichiatra amica di famiglia Ada Satragni e c'è chi azzarda anche l'ipotesi di certi riti esoterici in concomitanza con la sera del 30 gennaio 2002. sabato 9 febbraio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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