FreakJason Voorhees: la maschera della solitudine
di Roberta Camporesi
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"Sapevi che un bambino è annegato qui? Era mio figlio e oggi è il suo compleanno". Queste parole riecheggiano in tono quasi apocalittico, perché Jason non è solo un bambino annegato... il Crystal Lake Camp è teatro di nuovi orrori. Si consuma e si rigenera la follia omicida di chi è stato dietro il sipario per una vita intera, nascosto dalla sua maschera da hockey per entrare in scena. Non cerca un applauso, ma vuole difendere ciò che ha di più caro: la propria solitudine. Meglio arrendersi di fronte alla pazzia, soprattutto se è sintomatica dell'indifferenza che la circonda ed è figlia dell'emarginazione. Siamo troppo affezionati alla normalità per accettare che qualcosa di diverso non è sbagliato. Jason Voorhees nasce il 13 giugno 1946. Di venerdì. Il suo ritardo mentale e le sue deformità fisiche gli riservano da subito l'ultimo posto nella piramide sociale. A seguito della separazione dei genitori, va a vivere con la madre Pamela, che lavora al Crystal Lake Camp come cuoca. Rimasto solo, lontano dagli occhi della madre e degli animatori noncuranti, diviene vittima dell'aggressività dei suoi compagni di campeggio, che lo gettano nel lago. Qui muore annegato. Da questo momento Jason diventa simbolo della mostruosità dell'animo umano e la sua rabbia prosegue nella ricerca dei colpevoli. Ucciderà tutti gli ospiti del campeggio, uno ad uno, e nemmeno questo sazierà quel dolore che troverà pace unicamente nel silenzio del suo lago. "Quand'ero bambino Jason veniva a trovarmi nei miei incubi. Col tempo è diventato la mia icona cinematografica preferita. Io non l'ho mai visto come un mostro malvagio. Ho cercato di capirlo: le persone vengono a disturbarlo e lui risponde ed è una cosa brutale... ma si può capire il perché lo faccia. Provo tanta simpatia per lui e non penso che sia un cattivo". Le parole di Derek Mears, l'attore che interpreta Jason Voorhees nel recente Venerdì 13, sono una conferma del compatimento per la tragica condizione del personaggio... ma non basta cedere alla tentazione di accusare la società, almeno finché non ci rendiamo conto di farne parte tanto quanto quei ragazzini che lo hanno annegato. Per questo il film ci fa paura. Jason evoca i nostri sbagli, le nostre paure e i nostri tormenti e come lui sappiamo di essere sia le vittime che i carnefici. Jason è molto arrabbiato e oggi è il suo compleanno. venerdì 13 febbraio 2009 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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