FreakJoker: il profeta dell'inganno
di Roberta Camporesi
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E' senz'altro più folkloristico Joker di un pranzo di Natale con i cappelletti. Prendiamo un caso tipico: la nemesi di Batman. Non avrebbe senso relativizzare il bene in un uomo vestito da pipistrello se non potessimo identificare il male con qualcosa di ancora più grottesco. Questo fenomeno è dovuto al peso delle responsabilità delle nostre sfighe. Alcuni ne sono esonerati e nascono con la camicia, alcuni ne sono esonerati ma per distrazione si vestono da pipistrello e in genere diventeranno obesi, tutti gli altri sono Joker e devono riuscire a sopravvivere. In un certo senso Oscar Wilde, versando molto meno sangue, ne è stato il precursore. L'arte per l'arte di Dorian Gray, la violenza per la violenza di Joker. Dorian Gray era solo più bello, ma il fine era lo stesso. E' questo il progetto di Joker, ricostruire la sua identità frammentata. La moglie l'ha lasciato, magari doveva ancora finire di pagare il mutuo. Non è bastato sfigurarsi la faccia con il rasoio perché il peggio doveva ancora arrivare. Era un comico fallito, disperato e senza soldi. Cade in un fiume inquinato dal materiale di scarto di una fabbrica di sostanze chimiche e si ritrova con il volto bianco e i capelli verdi. Questo è stato il passaggio dell'evoluzione della sua personalità criminale. Sarebbe più romantico pensare che le difficoltà si risolvono affrontandole ma non è sempre così facile soprattutto se si resta soli e con i capelli verdi. Chi ti prenderebbe sul serio davanti all'altare o in un colloquio di lavoro? Non resta che autoproclamarsi il profeta dell'inganno. Joker, cosa c'è da ridere? venerdì 2 gennaio 2009 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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