La prima cosa che sentii quando Poseidone mi portò nel tempio di Atena era un silenzio sacro. Sentivo le sue braccia che mi stringevano da dietro, dal riflesso del pavimento lucido potevo vedere che mi stava sorridendo. In quel momento, tra il suo respiro affannato, ho sentito un brivido. Ancora confondevo l'amore con un battito d'ali e abbandonata al piacere non pensai che quel brivido doveva essere una specie di sesto senso. Quando poi mi addormentai avvertivo che mi stava ancora guardando e mi sono sentita bella.
Al mio risveglio non c'erano più le braccia di Poseidone a stringermi ma un groviglio di serpenti che mi strisciavano addosso.
I miei capelli, i miei capelli.
Quando capii che le mie trecce morbide erano diventate dei terribili mostri corsi fuori dal tempio gridando e cercando di strapparmi dalla testa quel viluppo di serpenti ma questi ricrescevano più lunghi e ancora più spaventosi.
Non avevo fatto nulla perché quella situazione accadesse, ricordo solo Poseidone, le sue parole e il suo corpo che mi possedeva. Ritrovarmi in quella situazione era stato inevitabile e adesso ero sola. Poseidone si era già disperso tra le onde quando arrivò Atena. Si era diffuso nell'aria l'odore del dolore mentre continuavo a chiedermi perché Atena mi avesse inflitto una punizione così straziante.
Nessuno venne ad asciugarmi le lacrime, un solo mio sguardo può impietrire anche il cuore più compassionevole. Ho serpi al posto dei capelli, occhi di fuoco e il mio sguardo atterrisce.
Solo da quando la mia bellezza è stata violentata per la gelosia di una donna, ho capito che non è mai esistito un confine tra l'animo e il corpo e la mia mostruosità può solo generare orrori senza fine. Ma ciò che vedono gli altri è ciò che non guardano, ha paura del buio solo chi non vede le stelle.
Quando guardo il mare mi chiedo se dall'altra parte esista un diverso futuro per me, dove posso condividere gli immensi tesori che custodisco e dove il mio sguardo non genera pietra ma l'infinita bellezza di una nuova vita.
Sono giorni che ascolto solo il rumore delle onde in una profonda solitudine. Forse Poseidone tornerà a farmi visita ma non potrà più guardarmi con occhi pieni di passione. Io abbasserò lo sguardo e come un gatto che invecchia me ne andrò via.
Da sola.
Vedo soltanto questo, orrore e solitudine. Non la solitudine ricca della riflessione, non la solitudine di uno spirito che si nutre della complessità dei propri pensieri, ma la solitudine di chi è stato alienato dal mondo.
E' la violenza di una solitudine che mi viene inflitta ad ogni sguardo mancato, ad ogni grido di orrore che provoca il mio mostruoso aspetto.
Mi nascondo, non voglio essere un mostro. Non sono un mostro.
Non sono una storia da raccontare per terrorizzare i bambini.
Anche il lupo cattivo doveva in qualche modo sopravvivere.
Medusa venne uccisa da Perseo grazie all'aiuto di Atena. La dea gli regalò uno scudo lucido attraverso il quale guardò la Gorgone e la decapitò.
Dal suo collo reciso uscirono i figli che aveva concepito dopo la notte con Poseidone: l'eroe Crisone e il cavallo alato Pegaso. La testa della Medusa continuava a mutare in pietra chiunque la guardasse anche dopo essere stata mozzata, infatti Perseo pietrificò Polidette dopo avergliela mostrata. Infine Perseo donò la testa decapitata ad Atena che la pose al centro della propria egida.
Giustizia non è stata fatta.
mercoledì 1 ottobre 2008
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