RottincalcoBelen Rodriguez e l'esercito dei culetti scoperti
di Elena Serrano
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C'era una volta il seno. Oggetto di sguardi e contemplazioni, ad esso erano dedicati versi languidi e pamphlet estasiati. C'era una volta perché adesso non c'è più. Le donne, soprattutto se vip, sono tutte magre e piatte, e, forse con grande dispiacere maschile, non va più la maggiorata ma la donna atletica, affusolata e slanciata. Ecco perché, archiviate le materne rotondità, vero oggetto di culto per l'estate appena trascorsa si è rivelato il sedere. Famose e meno famose si sono sforzate per tre lunghi mesi in improbabili pose plastiche, in attesa di essere "sorprese" dai paparazzi. Schiene inarcate, passeggiate sculettanti, posizioni ai limiti del kamasutra... tutto purché il deretano avesse luce e inquadratura migliori. Ci sono riuscite Ilaria Spada, immortalata da dietro mentre sguazza nelle acque di Sabaudia, Melita Toniolo, curve perfette esaltate da bikini verde acido e stiletto nero (comodissimo in spiaggia), e Belen Rodriguez, ormai è culto la foto "sedere con morso di fidanzato". A non superare la prova perizoma è stata un'ingrassatissima e trascuratissima Manuela Arcuri. Un trionfo di cellulite: la Manuela nazionale è stata sconfitta dalla forza di gravità. Da lei proprio non ce l'aspettavamo. Ma questa è stata anche l'estate delle olimpiadi, come potevano mancare all'appello le sportive? Durante le partite di volley abbiamo assistito ad imbarazzanti primi piani, con tanto di zoomate, sugli sportivissimi didietro delle giocatrici. Immagini finite al centro di polemiche questa volta non per le critiche di pudici censori ma per la preoccupazione delle stesse giocatrici che le immagini svelassero gli schemi di gioco. "Il sedere deve essere sodo al tatto, avere una consistenza che impedisce sballottamenti o rimbalzi eccessivi e una pelle perfetta", questa la ricetta per un fondoschiena da urlo e un'estate all'insegna del trend. Almeno per una volta ci siamo risparmiati la caccia al topless più bello... domenica 7 settembre 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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