RottincalcoV2-Day: la contropolitica a colpi di slogan
di Elena Serrano
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E' vero, le masse hanno sempre esercitato su di me un forte peso emotivo. Folle oceaniche di persone, motivate da una comune passione, hanno spesso scardinato in me la valutazione oggettiva di quello che succedeva. Ma questa volta non è stato così. Il 25 aprile erano in 120.000 a Torino, collegati a tantissimi presenti in altre piazze sparse in tutta Italia, per un totale di 2 milioni di persone coinvolte e 450.000 firme raccolte in un solo giorno per ottenere un referendum. Il popolo di Grillo lo segue, ha fiducia in lui e gli delega gran parte delle proprie scelte. Quasi una guida spirituale. Ed è questo che spaventa. La nostra lunga tradizione italiana fatta di "capi-popolo" carismatici, il qualunquismo diffuso e un elettorato insoddisfatto (effettivamente la nostra classe dirigente rende plausibili anche le critiche più radicali) hanno creato il movimento. Il linguaggio è populista e accattivante, si costruisce su eccessi apocalittici. Il bersaglio è generico e quando le questioni complesse sono troppo semplificate sopprimono la responsabilità personale dell'individuo e annebbiano le capacità critiche. I discorsi come bollettini di guerra e il messaggio seduttore hanno fatto il resto: la contropolitica è armata, sono nati i grillini. Il bersaglio dei grillini questa volta è stato il mondo, o meglio, il "sistema" dell'informazione. I giornalisti sono tutti "servi del potere", "giuda del nostro tempo", "pali delle rapine di Stato". L'editoria è presa a blocco unico: sistema che corrompe e che genera servi. Si chiede di firmare per cancellare i finanziamenti pubblici ai quotidiani (gli editori non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi), per eliminare l'ordine dei giornalisti (l'accesso alla professione di giornalista deve essere libero da vincoli burocratici e corporativi), per superare la legge Gasparri (legge contraria alle normative europee). "Chi non sa non può decidere, non può scegliere. Il cittadino informato non è controllabile dal potere". Nulla di più vero, ma non si possono dipingere i singoli casi malati come reati di massa. "Questo è un paese che non sa nulla di se stesso". Sono d'accordo. Ma la soluzione non si racconta a colpi di slogan. mercoledì 30 aprile 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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