La fabbrica del soggettoIl fine che non giustifica i mezzi
di Andrea Sorcinelli
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Laurine era un'investigatrice privata. Il suo talento naturale per gli intrighi ed i misteri l'aveva portata a crearsi una posizione di tutto rispetto nel caotico mondo parigino ed ora, a soli 28 anni, era una delle più quotate ed apprezzate professioniste del settore. Risolvere misteri era la sua vita, il suo lavoro; non esisteva altro, non c'era tempo per altro. Ma un giorno accadde qualcosa; qualcosa in grado di sconvolgere anche un'esperta indagatrice come Laurine. Un freddo giorno di dicembre, il cellulare di Laurine si mise a suonare mentre la ragazza stava pranzando. A malincuore, l'investigatrice interruppe il pasto e si diresse verso l'apparecchio: era un messaggio. Un messaggio a dir poco strano, dal momento che il suo testo recitava più o meno così: 01010100 01110010 01101111 01110110 01101001 00100000 01101001 01101100 00100000 01100110 01101001 01101110 01100101 00100000 01100011 01101000 01100101 00100000 01101110 01101111 01101110 00100000 01100111 01101001 01110101 01110011 01110100 01101001 01100110 01101001 01100011 01100001 00100000 01101001 00100000 01101101 01100101 01111010 01111010 01101001 00101110 00100000 01010000 01110010 01100101 01101101 01101001 01101111 00100000 01100111 01100001 01110010 01100001 01101110 01110100 01101001 01110100 01101111 00101110 Un SMS in codice binario. Assurdo. Laurine era sicura fosse opera di qualche balordo o colpa di qualche errore informatico, così cercò di non pensarci. Ma il suo istinto di indagatrice era troppo esigente e, giorno dopo giorno, lo strano messaggio occupava sempre più spesso i pensieri della ragazza. Così, alla fine, Laurine si decise a fare il suo lavoro anche con quel messaggio: investigò. Si studiò delle basi di codice binario e provò quindi a tradurre in codice decimale il tutto. Ma ciò che ottenne furono solo cifre senza senso: 266304. Trovi il fine che non giustifica i mezzi. Premio garantito. Tutto ciò sembrava decisamente assurdo, ma Laurine sapeva già che non avrebbe potuto ignorare quella strana richiesta anti-machiavellica, e così cominciò a pensare al significato nascosto di quella frase. I giorni e le settimane passavano e nessuna soluzione veniva in mente alla ragazza; ormai era sull'orlo della follia. Non mangiava, non dormiva, a stento riusciva a lavorare; il messaggio binario ossessionava ogni suo pensiero. Presto smise di cercare di interpretare il messaggio e si dedicò alla letterale ricerca di qualcosa che non giustificasse i mezzi. Per prima cosa, decise di partire per l'Italia, da sempre terra di assurdità e contraddizioni; le sembrò un ottimo punto di partenza. Qui, cominciò ad aggirarsi per le più grandi città, e in ognuna di esse scavò tra i più nascosti fatti e misfatti, ma non trovò mai nulla che potesse essere considerato Il fine che non giustifica i mezzi. Soltanto un paio di volte pensò di esserci arrivata vicino; la prima volta sorprese in diverse occasioni Fabrizio Frizzi che urinava in pubblico. Lo faceva nei luoghi più inaspettati: dentro i cassonetti dell'immondizia, nelle cabine telefoniche, nei serbatoi delle automobili ferme alle stazioni di servizio. Azioni davvero insensate: bastava cercare un bagno, che motivo c'era di fare così? Ma ben presto, Laurine scoprì che quelle efferate violazioni della pubblica decenza facevano parte, in realtà, dei preparativi del prossimo format estivo della Rai, intitolato "Chi ha visto Fabrizio?". Nel programma, vari concorrenti si sfidano tra loro nel complicato tentativo di indovinare dove Fabrizio Frizzi si fosse nascosto ad urinare. E tutto questo cambiava le carte in tavola: Frizzi stava lavorando, il fine giustificava il mezzo eccome. La seconda volta che Laurine fu vicina alla soluzione del suo dilemma, si trovava vicino ad una strada piena di locali notturni, a Milano. Qui, vide una velina di "Striscia la notizia" intenta a prendere a badilate ogni insegna luminosa che incontrava; la fanciulla colpiva con inaudita ferocia quei poveri, gioiosi tubicini di neon e li riduceva in pezzi uno dopo l'altro, ruggendo trionfalmente ad ogni insegna devastata. Come poteva una simile azione essere giustificata? Ormai Laurine era sicura di avere la soluzione in pugno, ma indagando ancora un po' scoprì il motivo di quei crimini efferati: la velina in questione aveva un tic terribilmente fastidioso; ogni volta che vedeva un'insegna luminosa, cominciava a balbettare furiosamente strizzando l'occhio sinistro in maniera convulsa. Uno spettacolo orribile. La ragazza rischiava seriamente di perdere il suo sudatissimo posto da velina, e così si propose di distruggere personalmente ogni insegna luminosa presente a Milano. Povera, sciocca ragazza. E fu così che Laurine smise ogni attività investigativa e passò il resto della sua vita a ricamare presine da cucina, che vendeva per pochi euro su eBay. venerdì 8 agosto 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
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