La fabbrica del soggettoGiovannona Coscialunga, trafugata con disonore
di Andrea Sorcinelli
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Questa è una di quelle storie, di cui purtroppo o per fortuna il mondo non sarà mai sazio, che ha inizio con un terribile, madornale equivoco, e come molte vicende di questo tipo comincia con due persone e un piano perfetto. Oscar e Rocco si trovavano seduti ad un bar, poco fuori Firenze. I due erano ladri; il loro obbiettivo: la pinacoteca della Certosa di Firenze. Non è che fosse un gran colpaccio, insomma non era il Louvre, ma d'altra parte nemmeno Oscar e Rocco erano grandi ladri e così si dovevano accontentare. Rocco era stato chiaro: lui avrebbe pensato a creare un diversivo penetrando nella rete informatica della città e combinando un gran macello da qualche parte, Oscar ne avrebbe approfittato per introdursi nella pinacoteca e rubare un'opera d'arte dall'inestimabile valore, lì custodita. Per entrare nell'edificio, Oscar avrebbe utilizzato un diabolico attrezzo: una sorta di disco di ghisa verniciato di verde, all'apparenza identico ad un innocuo frisbee, ma in realtà più fornito di un coltellino svizzero; tale disco era tra l'altro in grado di emettere un impulso elettromagnetico capace di bloccare tutti gli apparecchi elettronici nel raggio di un chilometro, compresi i dispositivi di sicurezza della pinacoteca. Il piano era indiscutibilmente ben studiato, ma sfortuna volle che il cervello di Oscar ascoltò la parola "pinacoteca" decidendo però di trasformarla nel ben più gustoso termine "paninoteca". La paninoteca "La Certosa". Non fu difficile per Oscar rintracciarla. Una volta giunto sul posto, cercò di ricordarsi le istruzioni del suo complice, le quali suonavano più o meno così: "Aspetta il mio segnale, poi attiva il dispositivo-frisbee e fai irruzione!" Così, Oscar attese. Attese... Attese... Attese un gran bel po', a dire il vero, e nel frattempo osservava la paninoteca "La Certosa" con occhio sempre più critico; non capiva proprio cosa avesse di così speciale: un edificio basso, vecchio e brutto, con vetrate all'apparenza decisamente fragili e un portone in legno malandato dal quale non faceva che uscire gente con panini in mano. Oscar proprio non capiva, forse aveva sbagliato, forse Rocco voleva dire... fu proprio mentre pensava queste parole che arrivò il "segnale" del suo compare: per tutta Firenze cominciò a risuonare una melodia ossessiva che spingeva la gente a tapparsi le orecchie e a correre urlando alla ricerca di un riparo. Rocco era riuscito a mandare su tutte le frequenze radio e su tutti i canali audio comunali quella terribile accozzaglia di suoni: l'inconfondibile voce di Pupo che cantava "Gelato al cioccolato". Dopo pochi secondi la città era in delirio: il diversivo era pronto. Oscar non attese un secondo in più, attivò il frisbee, ma non successe proprio nulla. Non c'era tempo per pensare; il ladro si guardò attorno, studiò la situazione e la sua mente fulminea lavorò rapsodicamente alla soluzione: con un gesto deciso lanciò il frisbee di piombo contro una vetrata dell'edificio che andò in frantumi, entrò nella paninoteca (cercando di ignorare le incongruenze con la descrizione fornitagli da Rocco) e si mise a cercare l'Opera d'Arte. Non gli ci volle molto per trovarla: chiusa in una teca di vetro riposava, infatti, un reperto storico di incommensurabile valore: l'unica copia ancora esistente della sceneggiatura originale di "Giovannona Coscialunga, disonorata con onore", che il proprietario della paninoteca aveva vinto con una scommessa qualche anno prima. Rocco fuggì in Argentina, dove facendo buon viso a cattiva sorte si riappropriò del suo sogno di diventare orribilmente ricco realizzando una serie tv remake di "Giovannona Coscialunga, disonorata con onore". Oscar fu arrestato pochi giorni dopo con l'accusa di aver rubato un motorino; unico testimone della vicenda, un gatto siamese completamente ubriaco che passava di lì per caso. giovedì 7 febbraio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
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