La fabbrica del soggettoLa truce vendetta dell'oftalmologo incazzato
di Andrea Sorcinelli
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Roma, 24 Dicembre. A casa sua, Gerald se ne stava sbracato sul suo divano in pelle osservando la televisione, che ritraeva una raggiante Orietta Berti intenta a cantare i suoi successi in qualche trasmissione domenicale, con aria disgustata, assaggiando lentamente un kiwi accuratamente sbucciato. Adorava i kiwi, più di ogni altra cosa. Odiava Orietta, più di qualunque altra cosa. E ciò sostanzialmente per due motivi: innanzitutto, per aver scritto e continuare a cantare "Finché la barca va"; in secondo luogo, perché sei anni fa lei chiese a Gerald una prestazione che non pagò mai. L'uomo basso e magro aveva gli occhiali appoggiati alla punta del naso ed era un oftalmologo. La signora Berti se ne era andata dopo una visita in fretta e furia pur di evitare il triste momento della resa dei conti economica; talmente in fretta da dimenticare maldestramente un piccolo e insulso oggetto nel suo studio: un antistress a forma di mucca, brutto e fastidioso come pochi. Da anni, ormai, Gerald studia la sua terribile vendetta. L'oculista divorò l'ultimo pezzo di kiwi rimastogli in mano, poi si alzò e andò in bagno, gettando un'occhiata al bidè, che era riempito d'acqua fino all'orlo: tre pesci rossi vi erano immersi e si dibattevano in preda a quelle che sembravano autentiche convulsioni. Il più grande successo di Gerald, che in preda alla commozione urlava di gioia. Dopo anni di ricerche ed esperimenti falliti, aveva distillato un orrendo filtro a base di salsa cinese che, se applicato in prossimità degli occhi, riduceva il soggetto ad un viscido mucchio di carne epilettica, e questo finché non fosse sopraggiunta la morte. Una terribile vendetta, che Gerald avrebbe architettato nel più perfido dei modi: il giorno seguente, durante la tradizionale messa di Natale, avrebbe versato una quantità sufficiente di salsa cinese nell'acquasantiera della chiesa, 250 ml per la precisione, così che la Berti avrebbe avuto ciò che si meritava proprio all'atto di porgere omaggio all'Onnipotente: tutti avrebbero pensato che Dio in persona avesse voluto punirla per le sue terribili canzoni. Gerald lanciò un'ultima occhiata ai tre pesci rossi nel bidè: erano stati fidi compagni, ma ormai erano inutili. Con espressione addolorata, lasciò che l'acqua defluisse assieme ai pesci nello scarico e, constatato l'abominevole odore che emanava il bidè dopo ciò che vi era successo, ci gettò dentro un arbre magique. Tanto lui la macchina non la usava. Un arbre magique. Gusto kiwi, ovviamente. 25 dicembre, la processione di fedeli sta entrando nella gigantesca cattedrale. Gerald aveva fatto i salti mortali per essere in fila esattamente davanti alla Berti, ma ci era riuscito. Entrò, e riuscì a versare nell'acquasantiera 250 ml di salsa cinese. Né uno di più né uno di meno. Passò avanti. Impaziente attendeva l'Evento. Udì un rumore sordo e si voltò, esultante: la Berti era china in terra, qualcosa le era caduto dalla borsa: un antistress a forma di mucca. La donna lo raccolse e sorridendo si incamminò lungo la navata della chiesa, scordandosi dell'acquasanta. Un urlo di rabbia frustrata si strozzò in gola a Gerald. Intanto la processione di fedeli proseguiva: Gerald vide una giovane ragazza bagnare le dita nell'acquasanta e apprestarsi a fare il segno della croce. Urlò con quanto più fiato aveva in gola, ma ormai era troppo tardi. giovedì 10 gennaio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
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