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La fabbrica del soggetto

La parrucchiera del Paese incantato

di Andrea Sorcinelli

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La parrucchiera del Paese incantato

C'era una volta, tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana (s'è capito che è una fiaba?!?), un magico paese dove tutto era strano e diverso da come lo conoscono gli uomini, un reame dove le cose erano sottosopra, o di lato, o comunque così insolite da far venire il capogiro. In quel Paese, si narra, le persone potevano trovare conforto per i più grandi dispiaceri e cure per i più grandi mali. Ma nonostante in tanti ne abbiano sentito parlare e in tantissimi abbiano speso la maggior parte della loro esistenza cercandolo, nessuno l'ha mai trovato. Fino ad ora.

Pamela era una parrucchiera. Una brava parrucchiera, tanto brava che spesso le ragazze e le donne della città dove abitava erano disposte ad aspettare anche ore prima di essere sottoposte alle sue aggraziate cure. Una brava, normalissima parrucchiera, Pamela. Se non che, ahimè, un grave sortilegio gravava sulla povera ragazza, una maledizione dalle ignote cause che la tormentava fin dagli anni della più tenera fanciullezza: Pamela piangeva vino. Proprio così, la ragazza soleva pianger lacrime dal colore e dal sapore del vino rosso; purtroppo o per fortuna questo non capitava sempre ma solo in particolari occasioni in cui Pamela si emozionava veramente. E se c'era una cosa in grado di far emozionare veramente Pamela, era la musica. Ma non musica qualsiasi, bensì solo le composizioni di un uomo chiamato Johann Sebastian Bach sortivano tale mirabile risultato. Bastava che la ragazza udisse poche note di una composizione del Maestro perché dai suoi occhi sgorgassero migliaia di lacrime di vino rosso (e non era nemmeno particolarmente buono, qualcuno assaggiandolo gridò: "Ehi, ma è Tavernello!!").

Fu così che un giorno accadde la tragedia. Pamela stava cinguettosamente acconciando i capelli di una sua cliente, quando nel televisore posto in fondo al negozio apparve Piero Angela. E con Piero Angela apparve "Superquark" (si trattava, dicono, di uno special sulle processionarie maculate del giardino di Berlusconi). Con "Superquark", ovviamente, cominciarono a volteggiare nell'aria le note dell'inconfondibile, insostituibile sigla: "Aria sulla quarta corda", di J. S. Bach. Pamela non poté trattenersi e cominciò a piangere, inzaccherando i capelli della sua cliente di scadente vino rosso. Per tale incidente, la giovane ragazza venne licenziata. Fu proprio in quel momento - sola, senza lavoro e senza soldi - che incontrò quel vecchio barbone delirante, che le raccontò tutto del Paese incantato. E fu poco dopo che Pamela decise di mettersi alla ricerca di quel Paese. Ormai aveva un nuovo obbiettivo: recarsi in quel Paese dove le stranezze sono di casa e piangere tutte le lacrime che aveva in corpo, così che l'umiliazione cessasse una volta per tutte. Pamela si mise alla ricerca come tanti, e come tanti fallì. Se non che una sera, ritrovatasi in un magico locale stracolmo di persone impegnate in assurde danze tribali (pare fosse una discoteca dalle parti di Riccione), Pamela fece il secondo incontro che cambiò la sua vita: sopra un cubo, in mezzo alla sala dove la gente si dibatteva forsennatamente, stava una giovane donna, vestita a puntino e con un grande ombrello in mano che agitava qua e là come un'ossessa. Pamela attese la chiusura del locale e fece la sua conoscenza: la donna si chiamava Mary Poppins, e raccontò di essere stata esiliata da quel Paese con l'accusa di aver molestato i bambini di cui si occupava come babysitter. La Poppins ora viveva ballando sul cubo. E se la cavava meglio che con i bambini, a suo dire. Fu così che la giovane Pamela fu l'unica a incontrare direttamente un'abitante del Paese incantato e fu quindi l'unica ad aver avuto l'occasione di farsi indicare la strada...

Dopo pochi giorni di cammino, la giovane ex-parrucchiera giunse alle soglie di quel Paese. Ogni sorta di stranezza popolava quel mondo: c'erano pesci a tre teste, cani con cinque code, rane che non saltavano, uccelli che non volavano, canguri che non saltavano, politici che non rubavano, e assurdità del genere. Ma non solo cose ed animali, anche le persone erano strane: esistevano gli stessi mestieri che ci sono nel nostro mondo, soltanto che erano praticati in maniera molto... particolare.
Una strabiliata Pamela si avvicinò ad un vecchio muratore intento a costruire una gabbia per macchine da cucire: egli usava un frustino di marzapane per mescolare una grande quantità di cemento armato, ed ogni volta che il frustino si rompeva, il vecchio assumeva un'espressione triste e perplessa e poi, facendo spallucce, mangiava ciò che restava del frustino, né afferrava un altro e ricominciava da capo. A parte queste insignificanti esuberanze, sembrava un uomo per bene e Pamela gli si avvicinò, chiedendogli dove avrebbe potuto trovare un negozio di dischi. Il vecchio muratore indicò senza remore la strada alla fanciulla, e quello fu l'errore più grave che il muratore avesse mai commesso, ancora più grave di quella volta che costruì un orfanotrofio iniziando dal tetto.

Dopo pochi giorni, Pamela aveva acquistato tutti i dischi di Bach che esistevano nel Paese incantato. Dopo qualche mese riuscì ad accaparrarsi il controllo dell'unica radio locale e la costrinse a trasmettere 26 ore e mezzo su 24 (tale era la scansione del tempo in quel Paese) solo composizioni di Bach; dopo cinque anni, Pamela aveva imparato a suonare pianoforte, violino, viola, violoncello, flauto dolce, flauto traverso, nacchere e triangolo. Ormai il Paese incantato era diventato un inferno: giorno e notte le note di Bach risuonavano per le sue vie, che fossero trasmesse dalla radio o suonate da Pamela. E, cosa ancor peggiore, un tremendo piagnisteo coronava le giornate del Paese incantato, colmandone gli antri dell'orribile vino rosso pianto da Pamela.

Fu così che, un giorno, un abitante di quel Paese decise di far suo il detto "a mali estremi, estremi rimedi". Era un semaforo fatto completamente di peluche stranamente dotato di intelligenza. Egli decise di diventare verde proprio mentre Pamela attraversava la strada suonando e piangendo, e fu così che la povera parrucchiera dalle lacrime di vino finì la sua triste vita spiaccicata da un'auto del Paese incantato.
Il semaforo di peluche, si seppe in seguito, era la reincarnazione di Johann Sebastian Bach.

La morale della storia è che non importa quanto strano sia il posto e la gente con cui scegli di vivere; se sei un rompiballe, prima o poi finirai steso.

domenica 13 aprile 2008

Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere.

Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
·
un frustino di marzapane
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un semaforo di peluche
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la reincarnazione di Bach
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Mary Poppins che fa la cubista
·
una parrucchiera che piange vino
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