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La fabbrica del soggetto

L'illogica catastrofe del profumo che puzza

di Andrea Sorcinelli

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L'illogica catastrofe del profumo che puzza

Nell'anno 2008 il totale della popolazione umana ammontava a circa 6 miliardi di individui.
Nel 2010, un censimento del recentemente istituito EIMDE (Ente Internazionale per il Monitoraggio Demografico d'Emergenza) restituiva la cifra di 1,5 milioni di esseri umani viventi.
Nel 2012, nessun ente poteva censire alcunché.

Solo, sperduto in lande desolate e in metropoli desertificate vagava un uomo dall'aria emaciata ma determinata. Quell'uomo era l'unico essere umano ancora vivente sulla faccia della Terra. Quell'uomo imbracciava un fucile, ed avanzava circospetto. Quell'uomo era stato costretto a sopportare, durante gli ultimi anni della sua vita, difficoltà così aspre e prove così impietose da essere diventato immune alla catastrofe che aveva devastato il mondo. Quell'uomo era già Leggenda.

Tutto iniziò nel 2007, quando un professore pazzo, ricercatore presso una non ben specificata università, riuscì ad inventare qualcosa che andava contro la più semplice e intuitiva legge logica: la non contraddizione, ovvero il principio che afferma che se una cosa è "X" non può essere anche "NON X".
Il professore in questione era riuscito, malgrado i sentiti ammonimenti dei suoi colleghi, a concretizzare tale mostruosa incoerenza, un oggetto che era qualcosa e allo stesso tempo il suo contrario: si trattava di un profumo che puzzava. Il mondo accademico si rese subito conto della pericolosità di tale scoperta, che minacciava l'esistenza stessa della vita per almeno due ragioni: innanzitutto per la già citata contraddittorietà logica; in secondo luogo perché quel profumo puzzava, puzzava prepotentemente, ignominiosamente, magnificamente; di gran lunga la peggior puzza che si fosse mai aggirata sulla Terra.
I Servizi Segreti di mezzo mondo si erano dati da fare per trovare un luogo remoto ed introvabile dove nascondere l'unica fialetta esistente del profumo che puzzava, cosicché nessuno potesse scovarla e toglierne il tappo, liberandone i mefitici vapori. Accuratissimi e scientificissimi studi dimostrarono che il luogo più sicuro del mondo era la stanza accanto al camerino di Sandra Milo; non si sa bene il perché di questa conclusione, ma è risaputo che i criteri usati per questo studio furono posti sotto segreto militare.

Il 29 ottobre 2009 accadde la catastrofe: Sandra Milo si trovava in camerino e si stava preparando ad una delle solite comparsate televisive; alle 20:03 una truccatrice, recentemente assunta, stava lavorando sul viso della Milo. Sfortunatamente, la ragazza era daltonica e così combinò un tale pastrocchio nel make-up della sua cliente che questa, non appena si fu guardata allo specchio, esplose in una risata nevrotica e corse fuori dalla stanza. Alle 20:11, una Sandra Milo isterica, in lingerie e col viso più colorato di un quadro futurista capitombolò nella stanza adiacente al suo camerino e con un solo gesto colmo di folle ira rovesciò la boccetta col profumo che puzzava, che si ruppe e sparse nell'aria il suo contenuto.

Gli effetti furono immediati: la diabolica puzza si espanse ovunque ed ebbe come effetto la totale interruzione della fotosintesi clorofilliana; tutte le piante divennero grigie e morenti, e il ciclo della vita fu interrotto.
Inoltre, il paradosso logico del "profumo che puzzava" si riversò sulle fondamenta del mondo, causando il totale sovvertimento delle cose e delle persone: così c'erano gatti che pensavano di essere yogurt al lampone, sassi che si credevano gomitoli di lana, asini convinti di essere autospurghi, politici certissimi di essere persone intelligenti e capaci, e così di seguito...
La fine della civiltà era alle porte e nulla, proprio NULLA, sopravvisse nella sua forma per più di due o tre anni.

Solo un uomo continuava ad aggirarsi per il mondo, impassibile, immortale. Il nome di quell'uomo era Romano Prodi; egli, durante l'anno e mezzo di governo che riuscì a gestire tra il 2006 e il 2008, dovette affrontare paradossi così radicali, voltagabbana talmente sfacciati da essersi vaccinato contro ogni catastrofe logica.
E così egli vagava; solo. Amava ripetersi che sarebbe riuscito a salvare l'umanità, a far ripartire l'Italia e a fare riforme capaci di ristabilire l'ordine. E intanto, per sopravvivere, cacciava.
Il cinghiale che aveva adocchiato, una delle poche forme di vita superstiti, aveva l'aria di essere un'ottima cena.
Prodi afferrò il fucile, chiuse un occhio, mirò e premette il grilletto.

Ciò che accadde allora è inenarrabile; sappiate solo che, a causa della catastrofe logica già citata, il cinghiale pensava di essere una supernova e il fucile si credeva Calderoli.

venerdì 1 febbraio 2008

Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere.

Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
·
Romano Prodi che spara ad un cinghiale
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una truccatrice daltonica
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la fotosintesi clorofilliana
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un profumo che puzza
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Sandra Milo in lingerie
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