La fabbrica del soggettoSilvio Berlusconi, dalla Russia con orrore
di Andrea Sorcinelli
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Ci sono personaggi che, per una qualche ragione spesso legata all'attività che svolgono nella loro vita, sono più in vista di altri. Sono persone le cui parole, i cui gesti, i cui pensieri sono sparsi sopra la moltitudine di spettatori più o meno paganti. Di uomini e donne come questi spesso abbiamo una visione idealizzata, legata alla loro immagine presente. Poco sappiamo sul passato di tali personaggi, e questa storia ci mostra come ciò che appare possa essere molto diverso da ciò che è stato. Qui si narra del passato di un uomo, conosciuto come Silvio Berlusconi. Il giovane ragazzo, approssimativamente di 15-16 anni, sedeva in sella alla sua piccola motocicletta con aria serena e soddisfatta. Indossava un paio di jeans scoloriti, un'aderentissima giacca di pelle nera ed aveva in testa una folta chioma di capelli ossigenati, biondissimi. Il suo sorriso smisuratamente felice tradiva la sua giovialità. Il giovanissimo Silvio Berlusconi stava intraprendendo un viaggio a lungo atteso. Fin da quando era piccino, infatti, un vecchio zio gli raccontava meravigliose storie su un mitico Paese dove la vita era dolce e piacevole, ma dove accadevano anche eventi occulti e misteriosi. Per esempio, il vecchio zio aveva raccontato al piccolo Silvio di una volta in cui 150 casalinghe imbufalite avevano marciato per le vie delle città, sputando fiamme dalla bocca e scagliando saette dagli occhi. Affascinato dai racconti del suo anziano parente, il piccolo Silvio covò per anni, dentro di sé, il sogno di visitare quel mitico Paese. E ora finalmente ci stava arrivando. Quel Paese, si chiamava URSS. Il giovane Silvio aveva appena varcato le soglie dell'URSS quando un improvviso acquazzone lo colse completamente di sprovvista. Fradicio e con la piccola motocicletta singhiozzante dall'acqua ingurgitata, decise di fermarsi a riposare in una piccola, caratteristica locanda russa. Entrò con aria serena e sicura, ma subito si trovò di fronte ad uno spettacolo agghiacciante: a fianco al bancone del bar si ergeva un piccolo palco, e sul piccolo palco stava un imberbe Luca Giurato, che con grinta sgangherata e sconclusionata si cimentava nell'interpretazione di un classico testo di Shakespeare. La veemenza con cui Giurato riusciva a storpiare le battute di shakespeariana fattura era a dir poco orripilante, e così Silvio fuggì terrorizzato, riprendendo il suo solitario cammino nella notte russa. Traumatizzato dall'esperienza di provincia, Silvio decise che non si sarebbe più fermato in un piccolo centro, ma avrebbe puntato direttamente alla capitale: Mosca. Dopo qualche giorno di spasmodico viaggio giunse alle porte della città. Si accomodò presso un modesto albergo locale e lì rimase per diversi giorni; giorni che utilizzò proficuamente per esplorare quella strana città con il nome di un fastidioso insetto. Fu proprio quando era sul punto di dimenticare la tragica esperienza di qualche giorno prima che avvenne uno strano fatto: durante una visita al Cremlino, l'entusiasta Silvio si imbatté in una donna grassa e brutta, che correva su e giù per i corridoi del palazzo senza sottana, inseguita da un altrettanto goliardico omaccione. Solo più tardi venne a scoprire che si trattava di un ministro del governo sovietico e di sua moglie, intenti a praticare uno dei più popolari giochi di Russia. L'impatto emotivo fu così forte che Silvio decise che non sarebbe rimasto un secondo di più in quella città. Tornò all'albergo, raccolse in fretta e furia le sue cose e saltò in sella alla sua motocicletta. Si allontanò quanto più poté da Mosca. Viaggiava alla cieca da giorni, incapace di scacciare dalla mente le due terribili visioni a cui aveva assistito. Ad un tratto si trovò davanti un cartello stradale dalla strana forma; vi era stampata una scritta in caratteri cirillici che più o meno significava "ATTENZIONE. CURVA MOLTO PERICOLOSA". Sfortunatamente, la mente provata di Silvio Berlusconi interpretò quella serie di caratteri come "STRADA SICURA. ACCELERATE PURE". Fu così che il povero Silvio finì dritto dritto giù da un burrone. L'epilogo di questa vicenda è strano e poco conosciuto. Ciò che di certo sappiamo, è che Silvio Berlusconi dimenticò ogni dettaglio del suo terribile viaggio, perse tutti i capelli, smise di crescere e sviluppò una misteriosa fobia irrazionale verso il comunismo. Qualcuno ritiene anche che riportò una grave paralisi facciale che lo costringe a sorridere sempre o comunque più spesso del normale, ma le fonti sono piuttosto confuse su quest'ultimo punto. lunedì 17 marzo 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
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