La fabbrica del soggettoIl vecchio che non riesce più a fare la cacca
di Andrea Sorcinelli
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Lucy non riusciva a spiegarsi il fatto che non le fosse venuto in mente prima di consultare il vecchio e saggio Ubuma. Aveva vissuto per tanti anni con quell'orribile peso nell'anima, e la soluzione era così vicina... Ora sapeva cosa fare. Daniele, adorato marito di Lucy, era morto da cinque anni. La giovane donna aveva vissuto per tutto questo tempo con l'incredibile dolore della perdita, incapace di reagire, incapace di tornare a vivere. Tutto ciò che le era rimasto del suo amato era un peluche; un disgustoso e logoro peluche di Winnie the Pooh, tra l'altro senza testa: ecco l'unica cosa che era scampata (parzialmente) al terribile disastro ferroviario che aveva portato via anima e corpo del suo Daniele. Se solo Lucy avesse potuto mandare indietro il tempo... fu nell'esatto istante in cui pensava queste parole che si ricordò del vecchio Ubuma: un vegliardo d'altri tempi, uno di quelli con la barba lunga, la bocca sdentata e gli occhiali appoggiati sul naso. Ubuma era anche un grande filosofo, o almeno lo era stato. Negli ultimi anni, infatti, i crescenti problemi di stitichezza lo avevano portato ad assumere un approccio decisamente più "pragmatico" nei confronti della realtà. "Quando non riesci a fare la cacca, ti passa la voglia di speculare sulla vita, sull'universo e su tutto quanto!!" Questo amava ripetere da qualche anno Ubuma, che ormai si dedicava più che altro alla scienza fisica e all'ingegneria. Dal mostruoso incontro tra le spiccate tendenze filosofiche di Ubuma e le sue deliranti aspirazioni tecnico-scientifiche nacque però una strana quanto singolare creatura: una specie di "ricetta" per la manipolazione del tempo. Lucy decise di tentare, in fondo non aveva nulla da perdere. Ubuma era stato chiaro: avrebbe dovuto creare una singolarità in grado di alterare il tessuto stesso del Tempo così che Egli, notando con orrore l'irregolarità (ovvero che qualcuno gliel'aveva messa nel sacco), si distraesse abbastanza da permettere a Lucy di combinare quel che voleva. E quel che voleva era impedire che il treno di suo marito deragliasse, cinque anni prima. Per distrarre il tempo, doveva far in modo di materializzare nel suo presente un oggetto che non avrebbe dovuto essere lì. Lucy guardò il peluche di Winnie the Pooh e sorrise: la sua testa! Avrebbe fatto materializzare la sua testa! A questo punto, però, Ubuma era stato alquanto criptico: per stravolgere le pieghe temporali doveva agitare furiosamente una limetta per le unghie davanti alla cantante chiamata Donatella Rettore, pensando intensamente all'oggetto che voleva recuperare e gridando con quanto fiato avesse in gola la parola "dodecagono"; ma questo non in qualsiasi momento: doveva farlo mentre la Rettore stava cantando "Kobra". Una teoria quantomeno discutibile dalle implicazioni poco chiare, ma stiamo pur sempre parlando di un vegliardo stitico con crisi di onnipotenza, non dimentichiamolo. Passarono due anni da allora, quando finalmente si creò l'occasione giusta: la Rettore stava cantando da un paio d'ore, e Lucy era seduta in prima fila, impaziente. Ad un tratto nel teatro risuonarono le prime note di "Kobra". Il pubblico era in delirio, Lucy assunse un'espressione oltremodo determinata, balzò in piedi e agitando forsennatamente una limetta per le unghie davanti al naso della Rettore gridò solennemente: "dodecagono!!!". Un secondo di silenzio. Poi un minuto. Lucy se ne stava con gli occhi stretti pensando intensamente alla testa di Winnie the Pooh. Ubuma, seduto sul water come spesso faceva, guardava sghignazzando orribilmente il suo televisore: si vedevano tre poliziotti che trascinavano una Lucy isterica fuori da un teatro. La ragazza teneva in mano un peluche di Winnie the Pooh decapitato. giovedì 24 gennaio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
Questi i 5 "ingredienti" imposti dalla produzione infame:
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