Film Machine30 giorni di buio
di Luca Alessandroni
stampa l'articolo - invia ad un amico
Per 30 giorni all'anno nella cittadina di Barrow, in Alaska, non sorge il sole. Qui, al buio, i vampiri possono cacciare indisturbati e cancellare poi ogni segno del loro passaggio. Lo sceriffo e pochi sopravvissuti si nascondono aspettando l'alba. Peccato che la sceneggiatura sia telefonata e piena di buchi, che il climax nel finale sia discendente anziché ascendente, che la durata eccessiva del film finisca per sfiancare lo spettatore; perché 30 giorni di buio ha un impianto visivo nettamente superiore alla media dei film di genere. La fotografia lavora bene su tre colori, valorizzandone le infinite sfumature: il rosso del sangue che schizza sul bianco della neve che cade nel nero della notte. Le inquadrature sono sempre ben composte, di ampiezza variabile per seguire gli spostamenti delle prede e le coreografie dei cacciatori, ma l'eccessiva pulizia le rende asettiche e prive di intimismo; così risultano fredde anche quando "parlano" di cuore. Nonostante i 6000 litri di sangue finto usati per imbrattare la città e l'ascia con cui lo sceriffo che interpreta decapita i vampiri fotofobici e chi hanno infettato, il fascinoso Josh Hartnett non definisce 30 giorni di buio un horror, ma un racconto "vicino" ad Alien. Forse intende dire Alien Vs. Predator... Voto: 6,5 lunedì 11 febbraio 2008 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
|