Film MachineAlexander
di Luca Alessandroni
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Dopo un esilio (volontario?) di cinque anni, torna sulle scene il "cattivo maestro" (made in U.S.A.!) Stone (addirittura accusato per "Assassini Nati" di istigare i giovani all'omicidio di massa) col pretenzioso e difficile Alexander: la storia più o meno romanzata (rievocata da un canuto Hopkins autoritario, pedagogico, sentimentale e quindi inevitabilmente "finto" all'inverosimile) del condottiero macedone che conquistò il mondo e morì (come e perché? - perfetto "giallo" storico che assieme alla congiura contro Filippo II rappresenta l'accattivante grande enigma non risposto del film) a Babilonia 323 anni prima della nascita di Cristo. Tra intrighi politici, tori sgozzati, donne demoniache (un'Olimpia infernale da "pulp" per una Jolie mai vista così intensa, ed una Roxane / Dawson imbizzarrita più dello stallone Bucefalo), amori gay censurati (mai per una produzione fu così provvidenziale la dissolvenza!) e "cornici" improbabili (anche se esteticamente belle) per scene finte ma pretenziose, esasperate nella loro lentezza, quindi inevitabilmente ridicole (l'infanzia di Alessandro in un frame: lui coi discepoli di Aristotele "impalato" su una collinetta per la "foto-ricordo" dell'estroso esteta Stone), spiccano le battaglie, con scene di straordinario impatto visivo ed emotivo piazzate ad hoc per svegliare (metti che dormisse!) il pubblico da blockbuster: quella epica di Gaugamela contro i persiani di Dario III, che è una grande narrazione visiva di coraggio, astuzia, orgoglio ed ambizione, ed una claustrofobica e nervosa nella foresta dell'India, con gli elefanti più stronzi (lo si vede dagli occhi) mai apparsi su uno schermo. Impreziosito da un tocco d'autore (il punto di vista di Alessandro, ferito e caduto da cavallo, che si fonde con lo sguardo compassionevole del regista che ama il suo eroe) e con un Farrell a 360 gradi (bello, bravo e "divino" come da copione), il film manca di quel provocante pansessualismo che ha catalizzato l'attenzione dei media e zoppica quando "penetra" l'ambiguità dei legami maschili, in bilico tra relazioni omosessuali ed amicizie profonde. Stone non osa per paura del flop; ma il suo "Alexander" è comunque troppo gay per piacere ad un pubblico etero, cattolico e bacchettone. Voto: 7,5 giovedì 9 marzo 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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