Film MachineAmerican Dreamz
del Ladro di Biciclette
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"...Ma ogni cosa era a posto, ora, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era riuscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello" (1984, George Orwell). Tutto nasce in fondo da una grande rimozione. Scrivi il racconto, rimuovi la realtà, perché il Grande Paese nasce su un Grande Spostamento di Senso tra mito e mondo reale. Orwell è l'iniziatore, il precursore, l'infame veggente. L'America è il suo omaggio. L'Italia, l'esportatore. Ma questa è un'altra storia. O no? La storia di American Dreamz, mera vetrinizzazione del sociale, è l'eclissi scorretta di eccentrici personaggi alla ricerca del glorioso "sogno americano". Il conduttore del reality show è Hugh Grant. Tra i concorrenti, la rediviva Mandy Moore. In regia, il papà di American Pie, Paul Weisz, a cui va il merito di aver scritto e diretto una commedia nera, eversiva, con un buon ritmo estivo da pilota automatico. I tipi che "spiano e si lasciano spiare" sembrano palle di neve gettate nell'inferno. La nemesi: un occhio. Biologico, meccanico, elettronico. Comunque un occhio. Che ti spia. Ti scruta. Ti regist(r)a. Ti segue. Ti controlla. Quando sei in un supermercato. Quando entri in banca. Quando navighi in rete. Quando fai la doccia. Quando ti tiri una sega. Quando guardi la tv. I mille occhi pulsanti di Weisz reduplicano la vita, la tua e quella del - niente popò di meno che - presidente degli Stati Uniti. Poiché ogni gesto può essere una prova, ogni movimento un indizio. Ogni atto un sospetto. E Dennis Quaid vale da sé il prezzo del biglietto con le sue nevrosi da brivido. Voto: 7,5 domenica 11 giugno 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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