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American Gangster

di Andrea Sorcinelli

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Trama e recensione American Gangster

La più o meno vera storia di Frank Lucas, unico nero americano ad essere riuscito dove persino la mafia aveva fallito: comprare la droga direttamente alla fonte e rivenderla a prezzo stracciato. La più o meno vera storia di Richie Roberts, il detective che gli dette instancabilmente la caccia.

Torna sulle scene uno dei più eclettici registi tra i "grandi di Hollywood": quel Ridley Scott che nella sua sterminata carriera ci ha regalato capolavori tra loro lontanissimi come Blade Runner, Thelma & Louise ed Alien. E questa volta, Scott decide di dedicarsi alla vera storia d'America, e più precisamente alla storia che si viveva per le strade di New York tra anni '60 e '70. Aiutato dallo sceneggiatore Steven Zaillian, autore tra le altre della sceneggiatura del Schindler's List firmato Spielberg, Scott riporta in auge, con quest'ultima fatica, i canoni e le strutture del gangster movie d'altri tempi, quello che ha fatto la storia del cinema e che vede ne Il Padrino la sua massima espressione. E ciò comporta personaggi contorti e sfaccettati, violenza nuda e cruda esplicitamente mostrata allo spettatore, intrighi e inganni, una notevole durata della pellicola e un certo sentore di epicità a pervadere il tutto. Era da un po' che i film sulla malavita avevano perso il coraggio e la forza di sostenere prove difficili come questa, ma d'altra parte da uno come Scott ce lo potevamo aspettare. E così, forte dei suoi attori protagonisti, i bravissimi Denzel Washington e Russel Crowe, si mette in cammino e delinea quest'apparentemente semplice storia di bene e male, bianco e nero, costruita sopra la vera storia di quel Frank Lucas che tutt'oggi vive in USA.
Ciò che ne viene fuori è un film controverso e a dir poco sfaccettato. Non si può negare che la pellicola sia ottimamente realizzata e confezionata, ed il tocco magico di una regia esperta come quella di Scott si vede e si sente per tutta la sua durata. Le incredibili performance di Washington e Crowe, inoltre, assicurano la giusta dose di magnetismo al film. Ma ciò non basta a salvare American Gangster da una certa prolissità e debolezza, soprattutto nella sua parte centrale. Ciò che manca è una narrazione veramente forte ed incisiva, mentre quella che vediamo qui sembra più che altro un ponte per arrivare dall'inizio alla fine. Finale che, però, riscatta tutti i difetti delle sequenze precedenti, caratterizzato com'è da ottime scene d'azione e da un duetto Washington-Crowe a dir poco da Oscar, tant'è delizioso e toccante.

In definitiva, un gangster movie d'altri tempi, di quelli che i nostalgici della celluloide non potranno fare a meno di amare ma che, a conti fatti, non può prescindere da una buona dose di debolezza intrinseca all'apparato narrativo, cosa questa che potrebbe annoiare, durante la fase centrale del film, anche lo spettatore più paziente.

Voto: 7,5

sabato 19 gennaio 2008

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