Film MachineAntichrist
di Stefano Montini
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Una madre non riesce a superare il trauma della perdita dell'unico figlio; suo marito, un terapeuta, è deciso a fare qualcosa per lei. Convinti che possa essere d'aiuto, i due vanno alla capanna di Eden, un'isolata località tra i monti, dove la donna aveva passato l'ultima estate col suo bambino. Si parte da una disgrazia familiare per arrivare alle anime delle streghe bruciate centinaia di anni fa. Lars Von Trier segue un percorso lineare ma estremamente ripido per portarci lassù, al vertice della piramide della paura e della sua follia; usa un miscuglio di registri stilistici, osa proporre scene di sesso e sangue che provocatoriamente diventano il nocciolo del film e, con egoismo da grande artista, rifiuta ogni tipo di rispetto per natura, uomo e vita. Antichrist è raffinato ma violento, calmo ma senza controllo, contro gli estremismi religiosi perché creato ad immagine e somiglianza del suo onnipotente dio-regista. Una struttura a capitoli finge di nascondere la fin troppo evidente verità: ogni frase è fine a se stessa, ogni gesto vuole solo superare un limite. Ma tutto trova un proprio posto in un film che non ha un messaggio ma tante idee, un'opera che non ha un significato ma una missione: disturbare. Lars Von Trier cambia di nuovo volto alla sua follia, e scaglia Antichrist sul 62° Festival di Cannes con il deliberato scopo di sconvolgere. Ma i fischi della critica non possono intaccare le carnali e intense interpretazioni di Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg, né le doti di un regista che alla stampa risponde: "Il film l'ho fatto per me". Voto: 8 sabato 30 maggio 2009 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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