Film MachineApocalypto
di Andrea Sorcinelli
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America Centrale. Età pre-colombiana (ma di poco). L'impero Maya è ridotto ad un pallido riflesso del suo antico splendore, la sua società nuota nella corruzione e nel degrado morale, affogando paure e vizi in fiumi di sangue umano offerto in sacrificio agli dei. Zampa di Giaguaro, che vive in un piccolo villaggio in mezzo alla foresta con il padre, il figlio e la moglie incinta, viene catturato da loschi figuri insieme agli altri abitanti e trascinato alla più vicina città Maya, dove gli uomini sono destinati all'immolazione e le donne alla schiavitù. Ma grazie ad un eclissi di Sole, Zampa di Giaguaro scampa il sacrificio e comincia la sua disperata fuga per tornare nella sua foresta da sua moglie e suo figlio, gli unici ad essere riusciti a sfuggire alla cattura. Trama semplice e lineare per il nuovo film di Mel Gibson, un classico percorso di crescita dell'eroe che funge da pretesto per narrare la grande Storia. Lontano dai mistici eccessi truculenti de La passione di Cristo (di cui mantiene comunque alcuni elementi come un certo feeling per i dettagli cruenti e la scelta di doppiare il film nel linguaggio dell'epoca), Apocalypto si presenta come un affresco di vita imbevuto d'azione di una civiltà giunta all'apice del suo declino; un declino che, alla fine del film, culmina simbolicamente con l'avvistamento delle tre caravelle di Colombo. Regia e fotografia sobrie ed efficaci, parlato (comunque scarso e non troppo determinante per la comprensione del film) in dialetto yucateco, attenzione quasi maniacale ai dettagli e persino la tanto chiacchierata crudezza di alcune immagini contribuiscono a dare vita alla pellicola, a farci sentire parte di quell'umidiccio mondo tropicale e non solo semplici spettatori. Un film che parla soprattutto per gesti e immagini, ben confezionato e curato sotto ogni punto di vista, a metà tra lo storico purista e l'action movie, un po' truculento come è norma aspettarsi da Gibson, ma certamente lontano dall'essere quella fiera dello sbudellamento gratuito come i media nostrani stanno tentando di dipingere la pellicola. Resta da verificare l'attendibilità storica della visione della civiltà Maya che viene presentata, sufficientemente brutale e perversa; ma questa è un'altra storia... Voto: 7,5 domenica 7 gennaio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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