Se avete dieci anni, i vostri genitori sono figure semi-leggendarie sempre fuori per lavoro, state per essere sfrattati dalla casa di vostra nonna dove vivete e l'unico modo per evitare tale poco simpatica situazione è trovare un tesoro nascosto da vostro nonno, ora scomparso, nel vostro giardino e custodito da fantomatici, minuscoli esseri detti "Minimei", siete più o meno nella situazione del piccolo Arthur... Se poi decidete di farvi rimpicciolire ed entrare nel regno dei nanerottoli per trovare il tesoro e nel frattempo aiutare i suddetti gnometti a salvare il loro reame dal perfido signore oscuro di turno, va ancora meglio.
Abbandonate ogni pretenziosa pretesa di realismo e raziocinio, o voi che entrate, e lasciatevi risucchiare dalla fiabeggiante visione di Luc Besson.
In effetti, questo è uno di quei film che non potranno mai piacere se non se ne accettano i presupposti fondamentali: che esistono i Minimei, che possono vivere nel giardino di una americanissima casa di campagna e che è possibile entrare nel loro mondo in particolari notti di luna piena tramite un banale telescopio. Semplici concetti, da accogliere senza troppe domande o dubbi esistenziali. Se si riesce in questo, non si può negare che l'opera di Besson riesca a coinvolgere ed entusiasmare lo spettatore, vuoi per l'infinita, esuberante eleganza registica, vuoi per la fotografia incisiva con i suoi colori netti e decisi, vuoi per il riuscitissimo connubio di animazione e girato tradizionale (dedicato al mondo dei Minimei il primo, a quello degli uomini il secondo), o magari per la grazia e bellezza che gli animatori sono riusciti ad infondere nella principessa Selenia, immancabile co-protagonista femminile.
Ma non tutto splende e luccica nel giocoso universo dei nanetti da giardino; infatti si avverte, e neppure poco, la mancanza di una sceneggiatura originale e coraggiosa in grado di rendere giustizia all'idea di cui è figlia. Dopo un primo tempo ricco di promesse e sorprese, ci troviamo di fronte ad un viaggio di formazione dell'eroe pulito pulito, senza la minima ombra di innovazione: non manca niente, dai tipici personaggi-funzione alle tipiche situazioni della fiaba, al tipico stra-lieto fine... Proprio niente.
Non intendo dire che questo sia un male, sia dannata l'originalità a tutti i costi, ma stavolta il film sembra aver lanciato il sasso e nascosto la mano, incastonando un'idea piacevolmente folle in una struttura narrativa polverosa e ammuffita, che rende qualsiasi spettatore con un decente bagaglio disneyano alle spalle perfettamente consapevole di cosa succederà e quando, sensazione questa certamente non piacevole né stimolante.
Ma tutto questo non importa. L'obiettivo di Arthur, e in generale di ogni fiaba, è di farci sognare, di farci sorridere, volare fuori dalle nostre vite materialeggianti e magari riflettere un po', al di là di tutte le masturbazioni mentali che si possano fare nell'analizzare gli aspetti tecnico-stilistici del film. E scusatemi se dico che Besson ci riesce alla grande; se la mente può restare dubbiosa di fronte agli innumerevoli difetti della pellicola, lo spirito (a patto che ci sia e possieda una discreta porzione fanciullesca) resta estasiato ed incantato da ciò che le sue immagini riescono a comunicare e va bene così, perché in fondo non è questo lo scopo del cinema?
Come non premiare poi una perfetta animazione priva di sbavature, evocativa e perfettamente in grado di incastonarsi senza scossoni col girato tradizionale? E soprattutto, scusate il "continentalismo", come non premiare il fatto che per una volta, un film del genere è interamente europeo, senza lo zampino dei pur bravi, ma eccessivamente onnipresenti, cugini americani?
Voto: 8
domenica 11 febbraio 2007
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