Film MachineBobby
di Andrea Sorcinelli
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Il 4 giugno 1968, Robert F. "Bobby" Kennedy è atteso all'Hotel Ambassador per celebrare la vittoria nelle elezioni presidenziali in California. Bobby, diretto da Emilio Estevez, si presenta come un film tangibilmente corale, assolutamente non politico nella struttura narrativa né tanto meno nei messaggi che lancia, in cui la figura di Kennedy funziona come perno centrale, come fulcro e collante per le storie dei numerosi personaggi che si alternano e si incrociano sullo schermo, ma anche come icona emblematica di un'America che vuole cambiare, che vuole lasciarsi alle spalle un'epoca di razzismo, diffidenza, violenza, di guerre insensate ed incomprese (qualcuno ha detto Vietnam?). Bobby rappresenta uno spaccato di vita degli Usa di fine anni '60 in cui ogni personaggio, dallo sfruttato cameriere messicano al direttore dell'albergo che tradisce la moglie con la centralinista di turno passando per i due ragazzetti che provano le loro prime esperienze hippy, si carica della responsabilità di rappresentare un'intera categoria di vite umane che riempivano le strade americane dell'epoca. E in questo senso, l'Hotel Ambassador diventa più di un semplice albergo, diventa l'America stessa, in cui si dipanano le vite dei variopinti protagonisti e che sarà teatro della tragedia finale. Complice un cast assolutamente pirotecnico, Estevez ha sfornato un'opera deliziosamente emotiva, in cui ogni gesto, dal più lieve e quasi comico al più tragico e drammatico, è sottolineato da un'intensità eccezionale dovuta sia all'interpretazione degli attori sia alla qualità della realizzazione tecnica. La coralità della sceneggiatura viene maneggiata con grande abilità e le varie storie si intrecciano e si passano il testimone l'un l'altra creando una struttura piacevolmente scorrevole e comprensibile anche allo spettatore più distratto. Possono non piacere i numerosi filmati e registrazioni di repertorio in lingua originale che interrompono o (più spesso) si mescolano al tessuto narrativo, ma senza di essi difficilmente il film sarebbe riuscito a trasmettere la freschezza e l'immediatezza storica che invece traspare con forza. Nonostante questo, la sceneggiatura non riesce ad evitare un calo di tensione intorno alla metà del film, momento in cui le varie storie incespicano (quale più e quale meno) e vagano in maniera un po' eccessiva per le relative strade, allontanandosi e quasi perdendo di vista il fulcro centrale che le tiene unite, ovvero la candidatura di Bob Kennedy e le speranze legate alla sua figura. Ma a parte tutto, Bobby resta un'opera eccezionale, allo stesso tempo lucido ritratto dell'America che fu, commossa/commovente poesia su come l'America non è riuscita a diventare, intensa esperienza umanamente emotiva e sapiente lezione di cinema e scrittura. Voto: 7,5 sabato 20 gennaio 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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